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    «Le mie preghiere per il giudice Livatino»

    Raccontiamo la bella testimonianza di Elena Valdetara Canale che sabato 22 maggio ha fatto visita al parroco di Gravellona don Sergio Bagliani ed ha partecipato con la sua famiglia alla Santa Messa della vigilia di Pentecoste nella chiesa della Beata Vergine Assunta. Al termine della celebrazione ci ha parlato un po’ dei settant’anni della sua vita e della sua bella e numerosa famiglia, che da diversi anni risiede in provincia di Pavia: il racconto di grandi gioie e grandi dolori, in una quotidianità cristiana di apertura alla vita che meriterebbe certamente uno spazio più ampio e dettagliato.
    Ci soffermiamo allora sull’episodio della sua guarigione miracolosa, per intercessione di Rosario Angelo Livatino, il giudice siciliano assassinato dalla mafia nel 1990. Luminoso esempio di testimonianza cristiana, è stato riconosciuto nel 2020 martire “in odium fidei” e proclamato Beato il 9 maggio 2021 presso la cattedrale di Agrigento di cui era arcivescovo il card. Francesco Montenegro.
    Ecco il racconto: nei primi giorni del maggio 1993 ad Elena, madre di quattro figli di cui due adottivi, fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin, forma tumorale maligna che secondo i medici l’avrebbe condotta alla morte in meno di due anni. Nelle sue parole ancora oggi è vivissima la preoccupazione di quei giorni, soprattutto il fatto di non poter rimanere vicina ai suoi figli, che per gravi e diversi motivi avevano in quel periodo molto bisogno di lei.
    “Ero anche consapevole che mi fossi sottoposta alla “chemioterapia pesante” prevista per la mia grave malattia, non sarei stata più in grado di accudirli e quindi scelsi di limitare al minimo le cure”.
    In quegli stessi giorni Elena ebbe un sogno molto particolare, nel quale le apparve un giovane che non conosceva, ma il suo volto e soprattutto lo sguardo le rimase impresso per sempre. Come se sapesse del desiderio che lei aveva nel cuore, guardandola fisso negli occhi il giovane le disse: “La forza di guarigione è dentro di te. Quando la troverai potrai aiutare altri bambini”.
    Nel 1995, per un drammatico aggravamento della malattia, decise di farsi ricoverare in ospedale, in un ultimo tentativo di cura. Il 20 settembre, prima di iniziare la degenza, vide un articolo di giornale dedicato al quinto anniversario della morte del giudice Livatino, per il quale nel frattempo era stata avviata la causa di beatificazione. Dalla foto riconobbe subito il volto di quel giovane visto in sogno due anni prima. Partecipando alla messa in parrocchia il 21 settembre – giorno esatto dell’assassinio del giudice – durante la preghiera dei fedeli, lesse questa intenzione:“Chiedo al Padre nostro nei cieli, tramite l’intercessione di Rosario Livatino, la grazia della guarigione dal linfoma ma soprattutto di una fede salda”. Poi entrò in ospedale dove fu accertata la malattia al terzo stadio, irreversibile, e le venne di nuovo proposta la “chemioterapia pesante”, che però dovette sospendere dopo la seconda applicazione per un grave shock anafilattico. In dicembre, un consulto all’Istituto europeo di oncologia a Milano confermò la diagnosi e suggerì un ultimo tentativo con una chemio più leggera, che però non riuscì ad arrestare il progredire della malattia, arrivata in breve allo stadio terminale. Eppure, nonostante questa diagnosi infausta, Elena iniziò gradatamente a sentirsi un po’ meglio e nel 1996, esattamente nel sesto anniversario della morte del giudice, venne stilato il certificato medico della completa remissione clinica e radiologica della sua grave malattia.
    La documentazione relativa alla sua guarigione è agli atti del processo di canonizzazione del Beato Rosario Livatino, presso la Congregazione per le cause dei Santi a Roma. Negli scorsi giorni don Sergio ha anche incontrato a Roma il cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo emerito di Agrigento, che ha confermato il recepimento di questa guarigione miracolosa. Nelle due foto don Sergio con il card.Montenegro e poi con Elena Valdetara Canale e il marito Giovanni, il quinto figlio Andrea (adottato dopo la guarigione) e la figlia primogenita Chiara.

    Carlo Alberto Travaglino

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