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    Mede, un museo per viaggiare nel tempo

    C’è un angolo, a Mede, dove si può viaggiare nel passato. E’ la “Raccolta di cose e di memorie del tempo” allestita da Pierangelo Boccalari in via Cavallini, vicino all’ospedale San Martino. Una collezione oggetti e documenti dai primi del ‘900 ai giorni nostri: carri agricoli e attrezzi per antichi mestieri, mobili, fisarmoniche, vecchie macchine da scrivere, divise militari e da lavoro, bandiere, insegne di negozi, raccolte di immaginette sacre, pubblicazioni scritte da Boccalari sulla storia di Mede e della Lomellina. Un lavoro di raccolta e di ricerca in abitazioni, cascine, fabbriche, iniziato negli anni ’80 e utilissimo per le ricostruzioni storiche del Palio ‘dla Ciaramèla, la seconda domenica di settembre. Il museo di via Cavallini è anche sede dell’associazione “Fiò ‘dla lippa”, di cui Boccalari è presidente, con una stanza dedicata ai trofei internazionali disputati in Italia e Slovenia. «Lo possiamo definire un museo etnografico – spiega Boccalari, classe 1948, ex autotrasportatore – che raccoglie usi, costumi, tradizioni ormai scomparse, come certi mestieri: prova oggi a cercare un materassaio, un sellaio, un fabbro o un maniscalco: i pochi che ci sono ti spareranno prezzi esorbitanti. Ho questa grande passione per le cose di una volta, e ho raccolto così tanto materiale nel corso degli anni, che lo spazio non mi basta. Il mio maestro è stato Ettore Guatelli, che in provincia di Parma aveva fondato una raccolta con 60mila pezzi. Non ci sono etichette o cartelli, se vuoi sapere a cosa serviva un certo oggetto, me lo chiedi e io te lo spiego». Le scolaresche visitano il museo, ma non abbastanza. «A volte vengono qui i bambini delle primarie, ma secondo me è troppo presto, bisognerebbe far passare la voce nelle medie e nelle superiori. Ho anche dato il mio piccolo contributo a quattro tesi di laurea, grazie alla documentazione che ho nel mio archivio». Manifesti elettorali e comunali, lettere di partiti e associazioni, fotografie di classi scolastiche e feste di leva, manuali professionali: tutto materiale ordinatamente custodito in un labirinto di stanze che una volta erano l’abitazione di Pierangelo e dei suoi cari, oltre che sede dell’azienda di famiglia. «Adesso c’è una giovane illustratrice di libri, Greta Pinzi, che ha deciso di aiutarmi decorando i vecchi carri, come fanno in Sicilia. È bello vedere che i giovani si interessano al patrimonio del passato. Quando io non ci sarò più spero che mio figlio, o un’istituzione, porti avanti tutto questo. Sarebbe un peccato che andasse perduto». Il museo si può visitare su appuntamento, telefonando al numero 0384 805049.

    Davide Zardo

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