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venerdì, Maggio 14, 2021
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    Oratorio Gambolò, chiusi per fallimento

    “Chiuso per fallimento”. Certo non è passato inosservato il cartello apposto domenica all’ingresso dell’oratorio di Gambolò e firmato dal coadiutore don Andrea Padovan e da alcuni giovani responsabili dell’oratorio. Un cartello che ha destato numerosi interrogativi e anche apprensione tra gli abitanti gambolesi, dove la tradizione oratoriana vanta solide radici che si fondano in un glorioso passato di fede e di educazione dei giovani, fino poi alla costruzione del nuovo oratorio. «La scelta di chiudere l’oratorio domenica scorsa – sottolinea il neo parroco mons. Roberto Redaelli – è nata dalla decisione di don Andrea e dai suoi stretti collaboratori, soprattutto per “provocare” una riflessione e anche nuovi atteggiamenti dai ragazzi che frequentano l’oratorio e dalle loro famiglie». Don Roberto ci tiene a sottolineare che

    l’oratorio non resterà chiuso, anzi continuerà a svolgere il suo compito educativo

    soprattutto lasciando spazio e coinvolgendo i diversi gruppi parrocchiali e giovanili che portano avanti un preciso progetto pastorale. «Certamente la parte semplicemente ricreativa – precisa il parroco – che coinvolge centinaia di ragazzi di ogni provenienza a volte presenta delle criticità, con i ragazzi che non sempre stanno alle regole della convivenza civile e soprattutto di un cammino impostato sui valori cristiani». «La comunità cristiana di Gambolò – ci tiene a sottolineare mons. Redaelli – non vuole certamente escludere questi ragazzi, ma nello stesso tempo è ferma nel voler indicare i fondamentali valori educativi e relazionali, che portano poi naturalmente a conoscere i valori del Vangelo».

    Sono convinto che da quel cartello un po’ duro partirà un nuovo cammino educativo, responsabilizzando e coinvolgendo soprattutto i genitori e tutta la comunità cristiana gambolese

    E l’ultimo posto pubblicato dagli educatori su Facebook “L’oratorio vive di giovani! Non si molla,si lotta,si cresce e si ritornerà piu vivi che mai” ne è la conferma.

    Sulla vicenda dell’oratorio di Gambolò abbiamo chiesto un parere a don Riccardo Campari, responsabile diocesano della pastorale giovanile e degli oratori: «Pensandoci verrebbe in mente subito di andare a cercarlo nei ricordi passati oppure, rimanendo nell’attualità, cercare di ricostruirne l’identità. Forse non dobbiamo fare l’errore di decidere a priori cosa debba essere l’oratorio. Sicuramente non può essere solo il contenitore di ogni cosa che le comunità organizzano e non può essere nemmeno l’unica attenzione che la comunità vuole dare verso il mondo giovanile. L’oratorio è sempre stato scuola di vita, luogo di gioco e comunione, cortile dei momenti informali di incontro, momento di preghiera, crocevia di esperienze, siano esse positive che negative. E’ tante cose e per ognuno qualcosa di questo. Non possiamo neanche dargli sempre tutta la colpa della mancata educazione giovanile quando la prima entità educativa, che di certo rimane e sempre rimarrà la famiglia, non ha la forza per essere quella che dovrebbe. L’insieme poi delle famiglie, la comunità, si preoccupa poco nel suo insieme del futuro, delegando tante volte alla scuola, all’oratorio, sempre ad ‘altri’ non ricordandosi che il ‘futuro’ è ciò che comporrà la futura comunità e che quindi è un tesoro prezioso da proteggere ma anche da accompagnare mettendosi in gioco. Non dobbiamo quindi lasciare mai spazio alla rinuncia dell’educazione ma ripartire sempre. Guardare sempre più in là del nostro naso per vedere, provare, accompagnare verso il futuro. L’oratorio oggi potrebbe essere questo: ricostruire ogni giorno, insieme, le condizioni perché ci sia futuro; ripartire ogni giorno, anche fosse da capo, per non lasciare indietro nessuno; vivere l’apostolato tra i giovani sempre in positivo come ci ha insegnato don Bosco che nonostante le delusioni che l’educare può dare è sempre più grande l’educazione perché cosa di cuore. Un cuore che anche se spezzato non si lascia vincere mai».

    don Riccardo Campari

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