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sabato, Febbraio 27, 2021
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    Pieve del Cairo: «I miei primi cento giorni da sindaco»

    «L’opera più importante che abbiamo realizzato è la coesione di tutta la comunità». Con queste parole il sindaco di Pieve del Cairo, Niccolò Capittini, riassume i primi fatidici 100 giorni del suo mandato, dopo le elezioni di settembre che lo hanno visto prevalere contro le liste capeggiate dallo zio, Valter Capittini, e dal sindaco uscente, Paolo Roberto Ansandri.
    Molte le iniziative realizzate come annunciato dal programma elettorale: l’apertura del municipio anche di sabato mattina, il miglioramento del mercato settimanale con la chiusura al traffico automobilistico di via Roma, la sistemazione di palazzo Amisani e il primo lotto dei lavori al municipio, la revisione catastale di piazza Corte Grande (ferma da 35 anni), la pulizia delle strade, lo sblocco dei lavori in via Monsignor Barbieri, la ricostituzione della commissione per la biblioteca, la manutenzione del cimitero, la formazione di una commissione per sport e tempo libero, il circolo fotografico e quello dei pescatori. Il tutto grazie anche a un grande apporto di volontari che si sono resi disponibili per molti lavori di ritinteggiatura e sistemazione dei locali comunali.
    «Non è stato solo un lavoro pratico, ma un tentativo di riunire tutta la comunità, che pareva sfilacciata. È stupefacente come il paese avesse risorse da vendere, che bisognava solo stimolare. E’ stato un risveglio di potenzialità e carismi al servizio del paese». Com’è il rapporto con le minoranze? «C’è un clima migliore rispetto a prima, è un altro pianeta. Quando ero all’opposizione venivo continuamente attaccato. Qui ci siamo posti in maniera propositiva e da una parte della minoranza, quella guidata da mio zio Valter, abbiamo avuto disponibilità massima con condivisioni tematiche in una dialettica giusta, corretta e propositiva che fa bene al paese. Abbiamo deciso di condividere tutti i passi importanti. Per quanto riguarda l’ex sindaco Ansandri non saprei: non si è ancora presentato al consiglio comunale». E con la parrocchia guidata da don Luca Discacciati? «Il rapporto è buono, nulla da dire, abbiamo anche formato una consulta delle associazioni in cui è presente il mondo parrocchiale». Siete ancora decisi a uscire dal Clir? «Stiamo facendo i primi passi, sarà un cammino lungo e tortuoso. Per adesso siamo preoccupati dal rioridno dell’archivio comunale, che è in»una situazione disastrosa».

    Davide Zardo

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