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    Home Lomellina Stasi chiede la revisione: cronistoria del delitto di Garlasco

    Stasi chiede la revisione: cronistoria del delitto di Garlasco

    Alberto Stasi, condannato con sentenza definitiva per aver ucciso la finanzata, chiede la revisione della sentenza. Secondo il suo avvocato, Laura Panciroli, sono state trovate nuove prove decisive e, per questo motivo, è stato chiesto alla competente Corte di Appello di Brescia la revisione della sentenza. Secondo i lnuovo legale di Stasi, a cui è stato affidato, nel dicembre scorso, il compito di rileggere tutta la complessa e lunghissima vicenda processuale, sono emersi elementi nuovi, mai valutati prima, in grado di escludere, una volta per tutte, la sua responsabilità. E’ difficilissimo che una sentenza definitiva venga nuovamente analizzata da una corte. Servono per raggiungere questo obiettivo nuove prove di straordinaria importanza.

    Ora, dopo il deposito della richiesta di Revisione, è attesa la decisione della Corte di Appello di Brescia. che potrebbe arrivare addirittura entro il mese di luglio.

    Alberto Stasi, nel dicembre del 2015, era stato condannato a 16 anni di reclusione e, da quasi cinque anni, sta scontando la pena presso il carcere modello di Bollate.

    La sua fidanzata Chiara Poggi era stata uccisa a Garlasco il 13 agosto del 2007 e solo dopo 8 anni e una serie incredibile di processi era stata scritta la parola fine.

    Delitto Garlasco - Stasi
    Alberto Stasi

    A PROCESSO Nel 2009 si apriva di fronte al tribunale di Vigevano il processo con rito abbreviato contro Stasi, l’unico indagato. Contro di lui l’accusa chiede trent’anni di carcere per omicidio volontario. Il giudice disponeva quattro nuove perizie per supplire ad alcune “significative incompletezze d’indagine” e “indizi contraddittori e insufficienti”. Secondo la difesa, Stasi non si era sporcato perché il sangue era già secco e l’orario della morte è compatibile con questa ipotesi secondo la perizia medico-legale. Inoltre la perizia informatica confermava l’alibi del giovane, che sarebbe effettivamente stato al lavoro al computer nell’orario indicato. Su queste basi, dopo 24 udienze, il 17 dicembre 2009 il tribunale di Vigevano assolveva Alberto Stasi.

    Milano - Corte d'Appello
    Milano – Corte d’Appello

    APPELLO Nel 2011 Stasi tornava in tribunale per il processo di secondo grado, celebrato a Milano. L’accusa e la famiglia di Chiara chiedevano accertamenti sui frammenti organici nelle unghie della ragazza, su un capello trovato nella sua mano e sui due gradini della scala che Stasi aveva calpestato prima di scoprire il cadavere. Chiedevano inoltre che sia acquisita la bici nera in possesso della famiglia Stasi, compatibile con quella vista da una testimone fuori da casa Poggi la mattina del delitto. Una nuova perizia, inoltre, spostava l’orario dell’omicidio di Chiara, smentendo l’alibi dello studente e la plausibilità del fatto che non si sarebbe sporcato nel momento in cui ha rinvenuto il cadavere. Ma il collegio giudicante non accettava queste nuove verifiche.

    I giudici negavano la riapertura del dibattimento e il 6 dicembre 2011 la Corte d’Assise d’Appello assolveva nuovamente Stasi, ma il 17 aprile 2013 avveniva un colpo di scena: la Corte di Cassazione annullava la sentenza di secondo grado e chiedeva di celebrare di nuovo il processo.

    Delitto Garlasco - impronte
    i rilievi della Scientifica

    DA CAPO Il 9 aprile 2014 Stasi tornava quindi di fronte ai giudici d’appello. Stavolta veniva sequestrata la bicicletta nera della famiglia del giovane, veniva disposta un’ulteriore perizia per analizzare le tracce sulle unghie e le mani di Chiara, ma non emergeva nessun elemento rilevante perché i reperti si erano degradati dal tempo. Infine, l’analisi dei due gradini svelava che la probabilità di non sporcarsi le scarpe di sangue era quasi del tutto inesistente. Inoltre, contro Stasi c’erano le sue impronte rinvenute sul dispenser portasapone del bagno dei Poggi e il fatto che il suo numero di scarpe (42) coincidesse con quello dell’assassino. Il 20 dicembre 2014 Stasi veniva condannato a 16 anni di carcere. A dicembre 2015 la Cassazione confermava la condanna e si aprivano le porte del carcere di Bollate.

    Ora, a distanza di 13 anni, uno degli omicidi più celebri degli anni ‘2000 in Italia, potrebbe diventare ancora oggetto di dibattimento in un’aula di giustizia.

    Le circostanze su cui era basata la sua condanna (le stesse, peraltro, sulle quali era stato prima, ripetutamente, assolto), secondo l’avvocato sono ora decisamente smentite. Stasi, che oggi ha 36 anni, si è sempre dichiarato innocente e in molti hanno creduto che la verità andasse cercata altrove. Sempre secondo il legale di Stati, adesso ci sono elementi anche per proseguire le indagini.

    Ra

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