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lunedì, Marzo 27, 2023
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    Viaggio nella memoria, il treno di Teresio

    L’incarceramento a Bolzano, il lungo viaggio sulla strada ferrata e poi l’orrore dei lager: tutto questo visto dagli occhi del Beato Teresio Olivelli e dai suoi compagni di prigionia. In occasione del Giorno della Memoria sarà riproposta in parte a Vigevano la mostra “Il treno di Teresio”, esposizione realizzata da Maria Antonietta Arrigoni e Marco Savini per l’Aned di Pavia che nella sua forma completa ricostruisce le vicende dei 432 deportati del “trasporto 81”, il lungo convoglio di carri merci stipati di prigionieri partito da Bolzano il 5 settembre 1944 e arrivato due giorni dopo al lager di Flossenbürg in Alta Baviera. Un carico di prigionieri eterogeneo, con persone provenienti da tutta Italia e di tutti i ceti sociali: militari, partigiani, ebrei, religiosi e oppositori di ogni orientamento politico. Tra di loro spicca ovviamente la figura del lomellino Teresio Olivelli, proclamato beato dalla Chiesa Cattolica nel febbraio 2018 e che è stato ricordato praticamente da tutti i superstiti come esempio di difesa della propria e altrui umanità nel lager. «Egli in ogni caso pagava per tutti e ogniqualvolta tentava di perorare la nostra causa riceveva in risposta nerbate, pugni, calci e schiaffi – è il ricordo di Augusto Cognasso, uno dei sopravvissuti – Quel po’ di vitto in supplemento che alle volte riceveva come interprete lo divideva tra i più bisognosi e deboli e i suoi occhi dolci e profondi risplendevano di gioia infinita nel compiere la sua sublime opera di pietà»; un uomo buono, insomma, che nell’orrore del campo di concentramento si spese sempre per aiutare i suoi sventurati compagni, tanto da far dire a Franco Castelli, un altro prigioniero, come «nella barbarità indescrivibile del campo Teresio emergeva come l’ideale di un’umanità ancora possibile». La mostra, incentrata sulle vite dei 15 deportati pavesi sul convoglio, sarà allestita dal 27 al 30 gennaio lungo la Galleria al primo piano del centro commerciale Il Ducale di Vigevano: con una serie di pannelli, ricostruirà la biografia dei deportati attraverso una pluralità di fonti (comprese quelle prodotte dai deportati stessi) non trascurando il ruolo culturale e letterario della memorialistica, vista come contributo storico alla conoscenza del vissuto nel lager. Un’iniziativa peculiare: raramente infatti è stato indagato un singolo trasporto di deportati; lo studio ha preso le mosse dall’elenco stilato dalle SS dei deportati arrivati con quel convoglio entrati nel campo il 7 settembre 1944. «La mostra vuole valorizzare la deportazione politica dall’Italia, spesso poco considerata – spiegano gli organizzatori – ci si è avvalsi di documenti concessi dal Memoriale del campo di Flossenbürg, numerosi i testi appartenenti alla memorialistica, intrecciati con carte provenienti da archivi degli Istituti per la Storia del Movimento di Liberazione, dell’Aned, della Fondazione Memoria della Deportazione, di Archivi di stato, dei Notiziari delle Gnr, del Centro Ricerche della Croce Rossa Internazionale di Arolsen e di archivi presenti nei diversi luoghi di arresto, come il Museo del Risorgimento di Milan e l’archivio della città di Bolzano». A integrare i documenti scritti i disegni degli stessi deportati a Flossenbürg, con una comunicazione visiva di forte impatto emotivo.

    Alessio Facciolo

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