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    HomeOsservatorioDe Gasperi e... Conte

    De Gasperi e… Conte

    Ammesso che i comuni mortali (e noi siamo tra questi…) non possono capire pienamente, dal punto di vista tecnico, il significato degli accordi europei raggiunti in merito agli aiuti agli Stati per la ripartenza dopo la pandemia, possiamo cercare di leggere, andando oltre il giudizio politico, alcuni aspetti che possano coinvolgere e condizionare la vita dei cittadini, le scelte di carattere economico e sociale, con particolare riferimento, naturalmente al nostro Paese.

    Leggendo le parole quasi “disperate” del nostro Presidente del Consiglio Conte a Bruxelles, per scardinare una decisione che sembrava ormai raggiunta, che avrebbe potuto portare problemi all’Italia: “Non ci potete umiliare, in Italia ci torniamo in piedi”, è riaffiorato alla memoria, l’accorato e storico appello di Alcide De Gasperi alla conferenza di pace di Parigi, nel 1946, quando volle entrare direttamente al “cuore” delle potenze vincitrici della guerra:

    “Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”.

    Sono diversi, certamente i contesti storici di questi due interventi e anche la situazione sociale, morale ed economica del nostro Paese in questi due ambiti.
    Un comune denominatore è che, in entrambi i casi l’Italia non aveva “voce in capitolo” per poter “pretendere” qualcosa o portare un contributo decisionale.

    Settant’anni fa l’Italia usciva lacerata da una guerra devastante e da “sconfitta”. Oggi l’Italia siede nei consessi internazionali e, in particolare in Europa con un bagaglio “povero” e quindi senza poter permettersi di fare la voce grossa.
    Bisogna dare atto a De Gasperi nel 1946 e a Conte oggi di aver messo sul tavolo l’unica cosa che avevano a disposizione: l’orgoglio e l’umiltà di una nazione. Settant’anni fa certamente questo atteggiamento orgoglioso era fondato su valori autentici e sulla ferma convinzione di voler uscire dalle macerie della guerra… oggi, purtroppo, si tratta solo di un orgoglio virtuale, in quanto in questa situazione socio-economica di fronte all’ Europa, l’Italia si è venuta a trovare con le sue stesse mani, non avendo saputo, dopo il boom economico, ricostruire una Nazione basata su livelli burocratici, economici e strutturali capaci di essere davvero “moderna”.

    E’ logico che oggi, in qualsiasi consesso internazionale, purtroppo, e soprattutto in Europa dobbiamo andare “col cappello in mano” (come si dice in gergo) avendo nel tempo costruito non certo una immagini di efficienza e di modernità, nonostante il nostro Paese possa contare su intelligenze, lavoratori ed eccellenze da non essere secondi a nessuno.

    De Gasperi aveva saputo trovare fiducia tra le Nazioni vincitrici della guerra perché aveva messo sul tavolo la certezza di un popolo armato di buona volontà e pronto a rimboccarsi le maniche.

    Conte, oggi, inevitabilmente, ha un po’ bleffato, perché la situazione è quella che è…per fortuna gli altri hanno fatto finta di crederci…e che il Signore ce la mandi buona…!

    Dep

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