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sabato, Settembre 25, 2021
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    Osservatorio 03/09 – I “traguardi” della vita

    Avevamo osannato le imprese dei nostri atleti alle Olimpiadi, ora è giusto osannare coloro che hanno partecipato alle Paralimpiadi, anche loro regalando all’Italia un medagliare ricco non solo di imprese sportive, ma soprattutto di soddisfazioni umane. Se era giusto, infatti, esaltare le vittorie di coloro che avevano partecipato alle Olimpiadi, diventa oggi “sacrosanto” soffermarsi davanti alle imprese degli atleti paralimpici.

    In entrambi i casi, lo sappiamo, non si mette sulla bilancia solo il traguardo sportivo, ma soprattutto le storie di vita che stanno dietro, che parlano di sofferenze, di sacrifici, di doni ricevuti, di persone coinvolte, di affetti, di gente che ci ha creduto. In una cultura dello scarto, cui oggi purtroppo siamo abituati, può rischiare di essere eliminato non solo chi magari arriva al traguardo decimi di secondo dopo, ma anche chi ha alle spalle storie di sofferenze, di problemi fisici, di impossibilità a far emergere nei diversi settori le proprie “lacune” fisiche o psicologiche. Lo sport offre la possibilità del riscatto, ma soprattutto diventa maestro di vita per tutti, insegnando che non occorre la perfezione per emergere, ma il più delle volte ha più importanza il carattere, un cammino di vita, l’incontro con altre persone.

    Se, nei giochi olimpici erano comunque emerse queste storie, in quelli paralimpici, ancora di più e ancora maggiormente significative, che diventano esempio, oggi, per chi è tentato di arrendersi, per chi si sente solo, per chi si sente giudicato o non trova l’aiuto necessario. Se abbiamo seguito qualche gara paralimpica, ci siamo accorti che in alcuni sport l’atleta gareggiava con il “sostegno” di qualcuno, non per un aiuto sportivo, ma per un supporto tecnico. Basti pensare alle gare di atletica di non vedenti, che avevano l’”accompagnatore” che gareggiava con loro… vinceva l’atleta ufficiale, ma con lui anche l’accompagnatore, quasi anonimo ma non per questo meno importante. E’ una bella immagine di vita, che ci sconvolge tutti i nostri concetti di aiuto, di pietà, di solidarietà e ci fa riflettere sui tanti modi con cui noi oggi pensiamo di essere “solidali” con gli altri.

    In realtà dobbiamo riconoscere che la solidarietà vuol dire mettersi sullo stesso piano, a volte stando anche un passo indietro, andando ben oltre il concetto di pietà o di quello che io posso dare ad un’altra persona diversamente abile, ma con la certezza che la solidarietà è reciproca, perché su quel traguardo, che poi è il traguardo della vita arriviamo entrambi e perdiamo o vinciamo allo stesso modo. Se tutto questo lo si può vivere su una pista di atletica o in una piscina olimpionica, dovrebbe essere naturale che possa essere vissuto nella quotidianità e così ci rendiamo conto che la storia di quella ragazza non vedente che ha vinto “accompagnata” da un’altra persona è la storia di quell’altra persona che ha vinto grazie all’atleta non vedente. Questo succede e deve succedere non solo sotto i riflettori di una Olimpiade, ma anche nelle penombre della quotidianità.

    Dep

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