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venerdì, Marzo 5, 2021
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    Osservatorio 05-02 / Seconda ondata…

    “Seconda ondata”, l’hanno chiamata così questa “stagione” della pandemia, dopo il momentaneo rilassamento dell’estate scorsa.

    Un anno fa, proprio di questi tempi, iniziava a farsi strada la “prima ondata”, quel “coronavirus” che avrebbe di lì a poco cambiato le nostre vite, nei suoi diversi aspetti, da quello sanitario a quello sociale e culturale, da quello spirituale a quello religioso.

    In questo “strano” compleanno riaffiorano i ricordi e le immagini di un anno fa… e ci accorgiamo che erano totalmente diversi da quelli di oggi. Ricordiamo… “andrà tutto bene”, ma soprattutto le storie della gente, dei luoghi, dei momenti di vita

    L’immagine emblematica di quelle “storie”, Papa Francesco che sale claudicante, da solo i gradini di una Piazza S. Pietro deserta e piovosa… una immagine apparente triste, ma carica di speranza, riposta sulle spalle di quel Papa che si era caricato le sofferenze e le speranze di tutta l’umanità.

    (Foto Vatican Media/Sir)

    Diverse pubblicazioni ci hanno raccontato le “storie” di quei giorni, storie di vita, con i volti della gente, con le testimonianze di chi il covid l’ aveva incontrato… ma tutte storie che lasciavano spazio alla speranza.

    Oggi, seconda ondata, quelle “storie” e quelle immagini sono improvvisamente sparite, lasciando il posto alle immagini di assembramenti, di voglia di ricominciare, di gente con occhi tristi e spaesati.

    Annotiamo sempre più storie di gente infastidita, preoccupata, spesso con il desiderio di andare oltre le numerose restrizioni dovute a un virus ancora troppo potente per poter essere trascurato. Difficilmente si pubblicheranno libri su questa seconda ondata…saranno gli psicologi a darci una lettura su questo cambio di atteggiamento. Noi possiamo solo limitarci a qualche riflessione.

    La prima ondata, probabilmente, l’abbiamo colta, pur con tutta la sua drammaticità, più sentimentalmente (come era giusto che fosse) che sanitariamente, fino ad arrivare quasi a una “spettacolarizzazione” dei diversi momenti e dei protagonisti: gli striscioni, i flash mob…

    Anche oggi, come un anno fa, ci sono medici e infermieri che donano totalmente se stessi per far fronte alla pandemia, ma quasi nessuno fa più un flash mob per ringraziarli… tutto è diventato crudelmente e inevitabilmente troppo materialistico… i posti di lavoro, le sofferenze sociali ed economiche, le abitudini effimere, i vaccini… la pandemia ormai ha toccato i nervi deboli di una società già malata in termini di valori, di stili di vita, di difficoltà economiche…

    Non crediamo ci sia una ricetta immediata per superare queste criticità, forse una riflessione sui valori su cui “accade” tutta questa vicenda, però, si può fare

    Dep

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