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    HomeOsservatorioOsservatorio 11-3 / L'audience della guerra

    Osservatorio 11-3 / L’audience della guerra

    Sono molteplici naturalmente i commenti e le riflessioni che si possono fare sul conflitto in Ucraina… la maggior parte dei quali purtroppo riferita all’aspetto umanitario, alle persone che soffrono, all’annientamento della vita. Vorremmo, però, proporre qualche appunto anche su due aspetti, importanti, ma anche con il rischio di diventare inutili.

    Il primo è sulla diplomazia e, in particolare su quella del nostro Paese. Ammettiamolo… non è che finora l’Italia abbia fatto proprio delle belle figure e sia stata presa in considerazione in qualche modo… a cominciare dai proclami inutili del ministro degli esteri e dalle figuracce di Salvini ai confini polacchi, e, stavolta, sembra anche che Draghi non abbia fin qui avuto un peso nei tentativi di trovare sbocchi di pace e di negoziato serio. Per non parlare della ridicola sceneggiata del sequestro degli yacht russi ormeggiati sulle coste di casa nostra. Sembra che sequestrandoli abbiamo fatto loro un favore… in quanto non dovranno più pagare i cospicui costi della sosta nei porti.

    Andiamo oltre e parliamo dell’informazione. Giusto che copra gran parte dei TG e della stampa, ma a volte viene il dubbio che anche su questa informazione di guerra la logica che sta sotto sia sempre quella dell’audience. Non siamo lontani dal vero se pensiamo che gli spot pubblicitari abbiano costi diversi se vengono collocati a ridosso delle cronache di guerra piuttosto che da qualche altra parte.

    E’ giusta l’informazione… ma quei tg no stop che “raccontano” a modo loro le notizie e le immagini francamente ci sembrano spesso non sempre rispettosi delle persone che soffrono. A volte viene il dubbio che una pubblicità accanto a un bambino che piange abbia un costo più elevato perché fa più audience e commozione. Tutto questo,

    forse sarebbe passabile se quei proventi pubblicitari andassero a quel bambino e alla sua famiglia.

    Forse sono riflessioni che vanno al di là della stessa dinamica dell’informazione, ma non vorremmo che l’audience dei profughi venga collocato sugli stessi indici di una finale da Champions… Sono riflessioni sparse, che certamente vanno considerate sempre nel rispetto delle persone e soprattutto delle sofferenze, che non possono contare “seggi” attorno a un tavolo, ma che con la loro sofferenza saranno sempre davvero “testimoni di pace”.

    Dep

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