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domenica, Maggio 22, 2022
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    Osservatorio 15-10 / I cattolici… domani

    La prossima settimana si svolgerà a Taranto la Settimana Sociale dei cattolici italiani, che proporrà come lusinghiero tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro, avviare una transizione ispirata dalla prospettiva dell’ecologia integrale”.

    Domenica prossima in tutte le diocesi d’Italia si aprirà ufficialmente il “Cammino Sinodale delle Chiese che sono in Italia”, nei cui documenti preparatori si parla esplicitamente di “cambiamento epocale” delle modalità di presenza dei cattolici in Italia. Nello stesso tempo, domenica scorsa, Papa Francesco, aprendo a Roma ufficialmente il Sinodo, ha messo in guardia, sottolineando che esso non può ridursi ad una “convention ecclesiale”, come potrebbe rischiare.

    Facilmente possiamo capire che ai cattolici italiani viene richiesto di accogliere e fare propri due grandi eventi, che certamente non possono ridursi a volumi da mettere in archivio e nemmeno ad esortazioni di particolari devozioni o tradizionali servizi nella chiesa, ma che mettono di fronte ciascun cristiano ad assumersi le proprie responsabilità di testimonianza e di presenza concreta nella società di oggi. Siamo di fronte ad un passaggio epocale sulla consapevolezza del modo di vivere la propria fede e di vivere una presenza cristiana nella società di oggi da protagonisti, andando ben oltre i soliti ambiti di sacrestia o i tradizionali e lodevoli impegni nel cammino della propria parrocchia o comunità.

    Questi “eventi” della Chiesa italiana vogliono da una parte provocare i cattolici di casa nostra a rimettersi in gioco sul modo di annunciare e testimoniare e nello stesso tempo, inserirsi nella cultura del nostro tempo non in seconda linea, ma da protagonisti, con un progetto preciso e autorevole per quanto riguarda il futuro dell’uomo e della società. Un progetto fatto di valori, di idee, di coinvolgimento, che vuole essere ascoltato. Indubbiamente c’è molto da fare, a cominciare dagli stessi cattolici, magari proprio da quelli più vicini alle nostre parrocchie, chiamati ad essere presenti in modo nuovo, non solo in parrocchia, ma nel proprio ambito di riferimento sociale e culturale in cui vivono.

    Non basta ormai essere “catechisti” nei confini della propria comunità, ma soprattutto “testimoni” negli ambienti della quotidianità, Non basta servire all’altare nella messa della domenica, ma far cogliere il valore della preghiera nei dialoghi con le persone o negli esempi di vita, non basta dedicare qualche ora della settimana alla dimensione della carità, ma essere autenticamente attenti alle diverse povertà da cui siamo ogni giorno provocati.

    Due “eventi”, quindi, che potrebbero sembrare lontani dalla nostra quotidianità, ma che al contrario ci possono aiutare e soprattutto provocare per una presenza più autentica e profetica, come cristiani, in quel futuro che è già cominciato.

    Dep

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