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lunedì, Agosto 8, 2022
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    Osservatorio 15-7 / Non solo culle vuote

    Forse bastava consultare i nostri registri parrocchiali, ma per l’ufficialità è l’Istat che ci dice nella sua relazione annuale, che in Italia calano vorticosamente le nascite e che il nostro sta sempre più diventando un Paese di vecchi, con tutte le conseguenze del caso. Leggendo tra le righe il rapporto Istat, in realtà, sarebbe più corretto non dire semplicemente un Paese “di vecchi”, ma più esattamente un Paese “vecchio”! E’ triste dirlo, ma l’Italia (e con essa ormai una buona fetta di Europa) sta sempre più “invecchiando” soprattutto dal punto di vista del rinnovamento, delle prospettive future, delle scelte economiche, culturali e sociali.

    La stessa mentalità dei cittadini sembra spesso “rassegnata” ad una situazione stagnante. E’ vero, c’è la guerra, ci sono tutte le incognite dal punto di vista economico, c’è la paura di un ritorno di pandemia… ma tutto questo, secondo noi, non basta a giustificare una “fotografia” davvero triste del nostri Paese. Invece di piangerci addosso, certamente meglio rimboccarci le maniche, non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto di idee per trovare sbocchi e prospettive future da consegnare ai più giovani. Ciascuno deve fare la sua parte, naturalmente, a cominciare dalla politica. Non si può oggi fare politica con i conti da ragioniere e tantomeno con le vecchie strategie e i calcoli per avere qualche posto in più nella stanza dei bottoni. In realtà, ogni volta che si vede un telegiornale, ci si rattrista, perché ci si trova sempre ancora di fronte ai vecchi “teatrini della politica”.

    La società di oggi, il mondo di oggi, la cultura di oggi, il panorama globale dell’umanità hanno bisogno di idee nuove, anche forti, controcorrente, non solo a garantire “bilancini” di equilibri istituzionali, ma soprattutto a far percepire alla gente che si è capaci davvero di offrire quel “qualcosa” di più che apra percorsi e orizzonti per il futuro. Inutile continuare a litigare sullo “ius soli” (quello arriva di per sé) e tantomeno pensare alla famiglia solo per salvaguardare il diritto all’aborto e all’eutanasia. Non è sufficiente nemmeno pensare solo all’aspetto economico e non vale la pena stracciarsi le vesti sul reddito di cittadinanza in un senso e nell’altro. La gente, oggi, ha bisogno di una marcia in più, fatta di valori, di ideali (da non confondere con ideologie), di obiettivi, di progetti che aprano al futuro, di infrastrutture, di politiche sociali e culturali… in una parola ha bisogno di “speranza”, forse anche un po’ fantasiosa, ma che sia davvero un modo nuovo di affrontare e vivere la vita. La speranza non è frutto di Pnrr, ma è l’impegno di un cammino comune per un bene più grande. I nostri nonni del secondo dopoguerra avevano più speranza ed entusiasmo dei manager di oggi… facciamoci delle domande e soprattutto diamoci delle risposte.

    Dep

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