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    Osservatorio 22-4 / Quel Papa, quei giovani

    Mentre la papamobile di Papa Francesco saliva lunedì scorso i gradini di piazza san Pietro, tra migliaia di adolescenti festanti, inevitabilmente è ricorsa nella nostra mente l’immagine di quel 28 marzo di due anni fa, con il Papa che saliva, da solo, quei gradini, in un clima piovoso e in una piazza deserta… eravamo nel bel mezzo della pandemia! Le due immagini, quella di due anni fa e quella di questo lunedì di Pasqua non sono distanti da loro, non solo per i tempi cronologici, ma soprattutto per il loro significato.

    Due anni fa il Papa testimoniava la sua scelta di portarsi sulle spalle l’intera umanità, in un momento drammatico, costellato dall’incertezza per il futuro, dove sembrava che ogni speranza fosse svanita. Oggi “quel” Papa, Francesco, sembra abbia voluto chiedere aiuto e lo ha chiesto alle persone verso le quali nutre maggiore fiducia. Non è che nel mondo oggi ci sia più fiducia di due anni fa… forse per quanto riguarda la pandemia sembra possiamo vedere orizzonti di luce, ma incombe l’altro dramma, quello della guerra, che apre orizzonti oscuri sull’umanità. Vedendo “quel” Papa e “quei” giovani, però, la luce della speranza sembra abbia fatto breccia nei nostri cuori.

    Per cercare di donare al mondo intero un po’ di luce, Papa Francesco non ha chiesto aiuto all’ONU, non si è affidato alle diplomazie, non ha scomodato i Servizi Segreti, ma si è affidato a “quei” giovani. Quei giovani così criticati, quei giovani oggetto di problematiche, quei giovani difficili da educare… che ancora una volta ci hanno sorpreso. Di fronte ad un invito del Papa non solo non si sono tirati indietro, ma hanno risposto al di là di ogni ottimistica previsione e da quella loro festosa presenza in piazza S. Pietro è scaturito davvero un messaggio di pace e di speranza, da inviare con forza ai potenti del mondo, ma soprattutto da testimoniare all’umanità di oggi, agli stessi loro genitori, ormai forse troppo spesso ripiegati sulle loro problematiche educative, con l’incapacità di dire ai giovani quello che davvero vogliono sentire.

    Papa Francesco non ha fatto prediche agli adolescenti, ha solo voluto che il loro entusiasmo fosse raccolto dagli uomini, con quel messaggio di speranza che oggi il mondo non riesce più ad ascoltare e a far sentire. Allora…non parliamo delle problematiche adolescenziali, forse sono più degli adulti, che non sanno parlare agli adolescenti… un anziano Papa ha capito, non ha parlato loro, li ha ascoltati… e piazza S. Pietro è diventata “speranza”!

    Dep

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