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lunedì, Giugno 14, 2021
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    Osservatorio 28-05 / La pietà oltre la rabbia

    Inevitabilmente ora si passerà dalla pietà alla rabbia. La tragedia della funivia del Mottarone è stata vissuta fin dalle prime ore con tanta partecipazione emotiva, pensando alle vittime, alle loro storie, ai bambini coinvolti, al piccolo Eitan che sta lottando per riaggrapparsi alla vita, come è stato aggrappato al papà in quei tragici secondi, che probabilmente gli hanno salvato la vita.

    Le notizie dell’arresto dei presunti responsabili del disastro di Stresa, ora fa emergere la rabbia, che non si ferma alle accuse, ma che si allarga a tutte le scelte irresponsabili che vengono fatte oggi, mettendo al primo posto la logica del profitto (il ponte Morandi ci insegna…).

    La giustizia, come di solito si dice in questi casi, farà il suo corso, ma nello stesso tempo ci spiacerebbe se la rabbia della gente, ora, faccia dimenticare ciò che abbiamo vissuto nelle ore che hanno immediatamente seguito la tragedia del Mottarone.

    Immagini di famiglie, storie di vita, speranze dei più piccoli, inevitabilmente hanno fatto passare davanti ai nostri occhi quei volti, quelle storie, quei sentimenti, che hanno raccontato pagine di sentimenti, di sposi, di genitori, di lavoro…

    Pagine di una vita “normale” che diventano oggi comunque “testimonianza” segno di valori e di speranze che forse le tante rabbie del nostro tempo spesso sovrastano, non solo in occasioni di eventi tragici come quello del Mottarone, ma anche nelle piccole cose della vita quotidiana.

    Osservatorio 28-05 rabbia

    Ora non pensiamo che “giustizia è fatta” per le quelle povere vittime perché sono stati arrestati i responsabili, ma lasciamo sempre nei nostri cuori e nelle nostre riflessioni le storie di quelle persone, di quelle famiglie, di quei bambini. La vera “giustizia” è ascoltare ancora oggi le loro testimonianze, pensare ai loro sogni e ai loro sacrifici, condividere le loro speranze come se non fossero mai state strappate, perché la morte il più delle volte fa emergere i veri valori di una vita “spesa”, per gli altri, per la famiglia, per il lavoro.

    Questi e altri valori erano in quella cabinovia domenica scorsa e vogliamo pensare che nemmeno lo schianto di un tragico destino o l’irresponsabilità di alcune persone, possa aver soffocato e tantomeno cancellato quei valori

    Oggi guardiamo al piccolo Eitan come colui che li ha raccolti tutti e li condivide con noi con la sua voglia di “attaccarsi alla vita”, di guardare al futuro, a quel futuro al quale vogliamo guardare tutti noi, facendo nostro l’ultimo messaggio di una vittima in quella cabinovia… “qui è il paradiso…” quelle persone sì oggi sono in paradiso, ma non si sono allontanate da noi.

    Dep

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