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    Clinica, 15 i ricoveri “Covid”, Gallotti: «L’arma è il buon senso»

    Il Covid non se ne va. Pietro Gallotti, direttore generale dell’Istituto clinico Beato Matteo, fa il punto della situazione: «Andiamo bene, ma non benissimo. Il Covid è una malattia infida, pericolosa, che dà conseguenze serissime. Dobbiamo controllare e continuare a monitorare accuratamente chi ha avuto la polmonite: purtroppo gli studi che stiamo facendo ci convincono sempre di più di questo». Come fare comportarsi? «Dipende dal buon senso delle persone – continua Gallotti – oramai è chiaro a tutti che non è uno scherzo».

    anzi, però quando vedo la gente ammassata, magari abbracciata, quando noto che si torna a fare gruppo, a organizzare feste, cene dai numerosi commensali, non posso non preoccuparmi. Il virus c’è ancora. Non dimentichiamolo mai. E cresce, si moltiplica se ci scordiamo che non possiamo più tornare a fare la vita sociale di prima

    Pietro Gallotti
    Pietro Gallotti

    SITUAZIONE IN CLINICA Solo così si potrà mantenere l’epidemia sotto controllo. Oggi i pazienti Covid ricoverati in Clinica sono 15 e nessuno è intubato. «Questa settimana abbiamo avuto 3 nuovi ingressi, si tratta di soggetti che arrivano dalle case di riposo o di famigliari degli stessi, quindi i ricoveri ci sono ancora: leggo titoli che possono far comprendere altro, ma la situazione è ancora potenzialmente “pericolosa”. Tra qualche giorno sapremo, anche e soprattutto in base al comportamento di tutti, se dobbiamo ripristinare obbligatoriamente divieti drastici che non piacciono a nessuno, intendiamoci, ma che salvano la vita a tutti». Una cosa è certa: «Non è ancora tempo di pensare agli aperitivi o alle cene in compagnia».

    NO SOTTOVALUTAZIONE Del resto il rischio di una seconda ondata è innegabile e dipende dalle scelte di ogni persona. «La gente non capisce che occorre abituarsi a stare da soli, al massimo in due, tre persone: questo virus ha scardinato e cambierà la vita sociale di tutti noi». Intanto, alla Clinica Beato Matteo da questa settimana i medici si sono potuti occupare anche dei pazienti “no Covid”. «Sì – conferma Gallotti – abbiamo ricominciato a farci carico di tutto quello che non si poteva trattare precedentemente». Ferma restando la necessità di isolare i pazienti che accedono da quanti hanno o potrebbero avere il coronavirus. «I pazienti Covid sono isolati, all’ultimo piano della struttura, anche per accedere al loro “reparto” occorre fare un percorso diverso, che non fa chi viene in clinica. Tutti i pazienti ricoverati devono aver fatto il tampone 72 ore prima. Anzi, ci stiamo adoperando, chiedendo permessi e tutto quello che occorre, per far sì che i tamponi vengano effettuati direttamente nei laboratori della Clinica, così da avere in tempi rapidi i risultati».

    Isabella Giardini

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