Giovani & Prospettive / Caro presidente Mattarella le scrivo…

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Cosa chiederesti al presidente della Repubblica se potessi scrivergli? L’ultima domanda del questionario de L’Araldo dedicato ai giovani e alle loro prospettive era aperta e facoltativa, in 118 (il 42%) hanno risposto rivolgendosi al presidente Sergio Mattarella con un misto di speranza, paura, rabbia, passione.

E facendo riflessioni o ponendo domande che sembrano moniti: «Ci crede nell’Italia? Perché?» oppure «cosa farebbe lei se fosse un ragazzo ora?».

ALL’OPERA Molti di loro vorrebbero mettersi in gioco. «Gli chiederei di essere lungimirante e di avere fiducia nelle generazioni future poiché non è affatto vero che i giovani non hanno voglia di lavorare; molto spesso mancano le risorse e gli strumenti atti a rendere più “accessibile” il mondo del lavoro»

Io credo che i giovani siano demotivati e non svogliati

Per questo in tanti reclamano «maggiore attenzione e spazio per le nuove generazioni, che rischiano di subire le conseguenze di scelte sbagliate fatte dai nostri predecessori», perché «il nostro futuro ci fa paura, ne siamo terrorizzati, forse perché gli adulti non hanno pensato a noi, non ci pensano ancora oggi. So perfettamente che ci sono giovani che fanno perdere fiducia in noi, ma non siamo tutti così», anzi «faremo il possibile per rendere migliore questo splendido stato che, fatecelo dire, non è mai stato valorizzato». E allora anche se «guardiamo avanti e vediamo un pianeta che sta per morire, le guerre sempre più pericolose e persistenti e l’odio nel mondo, per questo la maggior parte di noi non può che avere una visione negativa e pessimistica del futuro», c’è l’auspicio di «ascoltare di più i giovani e mettersi nei loro panni non pensando come un adulto, perché anche le persone adulte sono state giovani come noi» e

di interessarsi al futuro dei giovani, anche se siamo il 20% della popolazione mondiale noi rappresentiamo il 100% del futuro

PROGETTI Del resto alcuni propongono veri e propri programmi politici. «Chiederei di abbassare le bollette – scrive un intervistato – abbassare l’iva per gli assorbenti, libri gratuiti fino all’età dell’obbligo scolastico, più iniziative per scuola e università e modernizzazione di queste ultime, progetti per rendere l’Italia ecosostenibile». Molti sollecitano iniziative per le nuove generazioni, da «un’istruzione accessibile a tutti, dando la possibilità a tutti di mostrare i propri talenti» a «pensare le istituzioni scolastiche in modo migliore». Allo stesso tempo desidererebbero «un’Italia più “ambientale”, ecologica», «sistemare il problema dell’evasione fiscale», «il salario minimo e la possibilità di accedere a lavori adeguati, anche per quello che abbiamo studiato alle superiori», che l’Italia si concentrasse su «promuovere la pace e non la guerra» dando «più fondi all’istruzione e meno armi», che continuasse «a ospitare gli stranieri», che desse ascolto alle forze sociali aperte e «meno alle persone che hanno la mentalità chiusa». Insomma al presidente della Repubblica rivolgono un appello «a prendersi cura dell’Italia» e lo fanno in maniera puntuale:

Cosa pensa dell’Italia? E cosa pensa che debba essere cambiato? […] Quali sono le sue priorità? Le mie sono ben diverse. Ho 17 anni e non so se avrò un piano pensionistico o se riuscirò a laurearmi

FRUSTRAZIONE Quesiti che non nascondono una certa amarezza, se c’è chi conclude che

l’intelligenza in Italia è sprecata. Tutti vanno all’estero perché sono riconosciuti e apprezzati. Se potesse lavorerebbe all’estero anche lei?

Non mancano quanti si rivolgono con rabbia al presidente Mattarella, esigendo maggiore impegno o riconoscendolo come il volto di una classe dirigente inadeguata da cui non si sentono rappresentati o ascoltati e che non credono potrà mai cambiare qualcosa. Per questo ritorna spesso l’idea di andare via: «Non gli chiederei niente, vorrei trasferirmi negli Usa al più presto». Unita alla convinzione che

c’è qualcosa che non va se tutti noi pensiamo di andare a lavorare all’estero, qualcosa di fondamentale non funziona

Sembra di avvertire l’esigenza di ripensare la cittadinanza e l’appartenenza. «Le nuove generazioni devono sentirsi appoggiate dal loro paese e tutelate. Invogliate a far parte della patria, perché si fa spesso appello all’essere italiani, ma cosa vuol dire realmente? Quale sarebbe la differenza nell’avere un’altra cittadinanza, se in quel paese mi sento protetto, ascoltato? Perché a essere onesti, sì, al momento vivrei in Italia, ma l’idea dell’estero non è inesistente». Nonostante tutto resta la speranza: «Ho un sogno da realizzare: ovvero di lavorare nel mondo del giornalismo. Sono ancora giovane, ma non troppo, spesso mi fermo a pensare sul mio futuro».

Cosa le posso chiedere? Dignità, rispetto, fiducia e lavoro. Tutti valori previsti dalla nostra Costituzione: quanto vorrei che trovassero riscontro all’atto pratico…

Giuseppe Del Signore

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