Infrastrutture / De Lotto (Unipv): «Ipotesi rilancio senza traffico e merci è follia»

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Per le infrastrutture la parola chiave è “intermodalità”. Si tratta della capacità di un territorio di garantire un interscambio tra diversi mezzi di trasporto:

via gomma, via ferro, via aereo e anche digitale, un sistema integrato in cui nessuno degli anelli può mancare per permettere alla catena di reggere il peso del rilancio di una città o di un’area.

Eppure il sud-ovest di Milano sconta l’assenza di direttrici di livello in almeno due ambiti, quello stradale e quello ferroviario, fattori che determinano anche un “allontanamento” di quelle aeroportuali – aumentano i tempi di percorrenza – e si associano a un’affermazione ancora limitata dell’industria 4.0. «L’Unione Europea – afferma Roberto De Lotto, docente di Tecnica e progettazione urbanistica all’Università degli studi di Pavia e assessore al Territorio di Segrate – già con il piano Juncker aveva individuato nei grandi hub intermodali il tema forte su cui lavorare».

Non è un caso che Milano da tempo ragioni sul tema delle “porte”; Rho Fiera a ovest, Rogoredo a sud, Segrate a est come punti d’incontro per collegamenti di natura diversa

«A Segrate abbiamo il trasporto su gomma sull’asse nord-sud e su rotaia verso il capoluogo e l’aeroporto, a Rogoredo la vicinanza di infrastrutture stradali, le linee S e l’alta velocità verso sud, a Rho Fiera la metropolitana verso Milano e l’influsso di Malpensa. Il tutto in connessione con i corridoi Genova-Rotterdam e Kiev-Portogallo, entrambi associati alla via della Seta con una mobilità che non è solo locale, nazionale, europea, ma mondiale».

mortara polo logistico
il polo logistico di Mortara, collegato con le vie della Seta

IN MOVIMENTO Ragionare di infrastrutture è fondamentale per un territorio che voglia rilanciarsi.

La mobilità – spiega De Lotto – è un driver per il rilancio immobiliare, non solo abitativo, ma anche terziario e commerciale, settori che implicano l’aumento dell’occupazione e la creazione di ricchezza

Includendo il trasporto su strada: «La mobilità su gomma è più impattante di altre dal punto di vista ambientale, ma un’infrastruttura merci su ferro richiede investimenti enormi, che possono essere fatti quando c’è un’ipotesi di un forte ritorno in termini di rilancio territoriale e che non possono prescindere dall’intermodalità in quanto l’ultimo chilometro non può che essere su gomma. Pensare a un rilancio economico senza traffico e senza movimento merci è una follia, il mercato telematico funziona per alcune nicchie, ma le merci hanno ancora una loro ragion d’essere».

Roberto De Lotto
Roberto De Lotto, docente di Tecnica e progettazione urbanistica (Unipv) e assessore al Territorio di Segrate

IL SUD-OVEST Come si colloca da questo punto di vista l’area di abbiatense, magentino e vigevanasco? «Sostanzialmente mancano direttrici ferroviarie significative, anche perché Genova si orienta più verso il Piemonte, sulla direttrice Tortona-Alessandria». Per quanto riguarda gli assi viari, De Lotto sottolinea l’importanza di quanto fatto a est di Milano. «Si è lavorato sulle grandi direttrici come Brebemi e Tem, bypassando la tangenziale per il traffico che da Bologna va verso Bergamo e Brescia. A nord-ovest del capoluogo il nodo è la Pedemontana, con la quale si vorrebbe evitare il passaggio dal tratto urbano della A4. Un altro tassello che non c’è è la Broni-Mortara, un tratto che avrebbe permesso di collegare la Milano-Bologna con quello Novara-Torino; è evidente che l’impatto ambientale di infrastrutture di questo tipo c’è, ma difficilmente una strada aumenta il traffico complessivo, più che altro lo snellisce. Diciamo che incide l’effetto Nimby (“Not in my back yard” ovvero “non nel mio cortile”) in chi si oppone a questi interventi,

ma se considero le ore-traffico e quindi l’inquinamento globale prodotto, più snello è il traffico e più basso è l’impatto ambientale

Infrastrutture

SUPERSTRADA Rispetto alla Vigevano-Magenta, l’opinione di De Lotto è che occorra guardare alla realtà del tessuto produttivo senza preconcetti. «Tutto il territorio pavese ha conosciuto lo sviluppo di piccole, medie e grandi logistiche che sono sorte in ambiti meno adatti ad accogliere questo tipo di attività e l’alto richiamo di traffico che generano».

Il fatto di convogliarlo in direttrici pensate appositamente per questo tipo di mobilità e di non disperderlo ovunque a mio avviso è una scelta indispensabile

«Altrimenti abbiamo un uso inadeguato delle infrastrutture: una strada con una corsia per senso di marcia, come una provinciale, non è fatta per questo tipo di spostamenti». Occorre essere realistici, «questi poli richiamano flussi elevati, ma volenti o nolenti richiamano anche lavoro, qualcosa di cui il sud-ovest ha bisogno». La conclusione del docente universitario è che «a mio parere servono direttrici pensate per gestire tali flussi». Esistono piani di riserva?

L’alternativa è che il traffico pesante, che comunque c’è, gravi su infrastrutture che non sono progettate per quell’uso, con conseguente impatto non positivo a tutti i livelli

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DIGITALE IN FIERI Ultimo anello il trasferimento dati. «L’operazione “Open fiber” è stata positiva anche se è arrivata un po’ tardi, ora si lavora sul 5G. Il problema è che per il cittadino è qualcosa di sconosciuto e l’ignoto mette paura. La fibra mi pare al momento la soluzione migliore in termini di impatto e di rendimento, però ho l’impressione che la direzione tracciata sia quella del 5G, che ha un’operatività molto buona, ma richiede un flusso di dati continuo e dunque un’infrastruttura ridondante che eviti salti di collegamento. Se opero a cuore aperto dall’Italia agli Stati Uniti non posso permettermi una perdita di segnale». Spetterà ai comuni decidere come gestire la partita delle antenne, fermo restando che «se un’amministrazione non mette a disposizione degli spazi l’operatore può rivolgersi ai privati, mettendola in cima a un edificio». La copertura in fibra o 5G è il prerequisito per la cosiddetta “smart city”, precisando che la gestione integrata di una città è già oggi una realtà a portata di mano:

Un comune di medie dimensioni, se vuole investire su monitoraggio ambientale, gestione del traffico e servizi simili, ha le risorse e le capacità per farlo in tempi rapidi. La tecnologia esiste e costa poco

Giuseppe Del Signore

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