Ludovico: «Arbitro d’Italia», artefice della sua rovina o “fante” della storia?

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Benefattore di Vigevano, molto meno amato dai contemporanei e nel resto della penisola.

Ludovico il Moro fu ritenuto da Machiavelli e Guicciardini una delle principali cause delle sofferenze italiane:

i due storiografi considerarono miope e sconsiderata la sua politica volta a coinvolgere i francesi negli affari degli stati italiani, spingendo per la discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII attraverso avvenimenti che per il secondo

furono e’ princìpi e le origine della ruina di Italia

ATTO PRIMO Il primo soggiorno dei transalpini fu breve e fu anche il cambio di alleanza di Ludovico a spingere Carlo a un ritiro precipitoso e a rinunciare alle rivendicazioni sulla corona di Napoli, che i Valois rivendicavano in quanto discendenti della dinastia degli Angiò, ma ormai i francesi avevano levato lo sguardo sull’Italia e sulla debolezza di quegli staterelli che, combattendosi per tutto il Quattrocento e cercando di costruire un precario equilibrio sull’assunto che nessuno avrebbe dovuto diventare più forte dell’altro, non si erano accorti che oltralpe e oltremare si erano consolidati potenti regni (Spagna e Francia) e che il Sacro Romano Impero non aveva affatto rinunciato alla sua propaggine meridionale.

ATTO SECONDO Insieme al sovrano francese, per citare sempre Guicciardini,

era entrata in Italia una fiamma e una peste che non solo mutò gli stati, ma e’ modi ancora di governargli e e’ modi delle guerre

E la fiamma dilagò quando Luigi XII, alla morte improvvisa di Carlo senza discendenza diretta, portò sul trono di Francia gli Orléans, imparentati con i Visconti. Luigi XII rivendicava il possesso di Milano e della Lombardia e già al tempo della prima discesa aveva dimostrato tutta la sua inimicizia nei confronti di Ludovico, non esitò a spingersi di nuovo in Italia, conquistando il ducato, costringendo alla fuga il Moro e poi ricevendolo in dono come prigioniero dai mercenari che questi aveva assoldato e che lo tradirono. Quanto avvenne secondo i due autori – entrambi fiorentini – fu la conseguenza della politica spregiudicata di Ludovico, il quale poté agire da «arbitro d’Italia» in seguito alla morte di Lorenzo il Magnifico. «Restata la Italia priva del consiglio suo – scrive Machiavelli nelle “Istorie Fiorentine”, mentre nel “Principe” il giudizio è neutro – non si trovò modo per quegli che rimasono né di empiere né di frenare l’ambizione di Lodovico Sforza, governatore del duca di Milano».

Per la quale, subito morto Lorenzo, cominciorono a nascere quegli cattivi semi i quali, non dopo molto tempo, non sendo vivo chi gli sapesse spegnere, rovinorono e ancora rovinono la Italia

E l’avrebbero rovinata per quasi quattro secoli, ritardando quel processo di unificazione che altrove avvenne al principio dell’età moderna e in Italia la chiuse.

02 PP Ludovico il Moro - editto
Vigevano, l’editto del 3 maggio 1492

VILLAIN Possibile attribuire colpe tanto gravi a un unico uomo, a cui inoltre molti contemporanei imputarono l’omicidio del nipote e legittimo duca (questione irrisolta) e che altre fonti descrivono più interessato all’urbanistica e alle arti che alle operazioni militari? Di certo la sua politica si rivelò fallimentare al punto da alienargli le simpatie di numerosi alleati, primo fra tutti quel regno di Napoli che con re Ferrante gli conferì il titolo di duca di Bari e con re Alfonso d’Aragona, padre della nipote acquisita Isabella, cercò di farlo cadere spingendolo verso i francesi. Spesso non tenne fede alla parola data, blandendo ora Firenze ora Venezia e cercando di usarle l’una contro l’altra, ma nelle sue scelte si intravede la figura esemplare del principe rinascimentale, a un tempo culmine e degenerazione di una stagione che diede all’Italia molti dei capolavori artistici, letterari e architettonici per cui è ammirata, e insieme una debolezza politica tale da renderla facile preda delle potenze straniere. Ludovico incarnò entrambe le facce di questa medaglia, grande mecenate e politico sconfitto, ma forse le sue mosse nel secondo ambito non furono decisive, avendo come unico effetto quello di accelerare un fenomeno storico che avrebbe avuto luogo comunque – magari per mano spagnola o imperiale e non francese, perché la storia non è deterministica – di cui Ludovico fu, più che princeps, fante.

Giuseppe Del Signore

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