Osservatorio 02-02 / Come vaso spezzato e profumato

Un vaso di alabastro spezzato che spande profumo di balsamo in tutta la stanza. Questa l’immagine stupenda che ci consegna il Vangelo di Giovanni (Gv 12,3) come istantanea intima di un momento delicato della vita di Gesù. Siamo a Betania in casa di Marta, Maria e Lazzaro, amici del Maestro. È un luogo di famiglia, per il riposo e l’esperienza gioiosa della fraternità, della vita domestica. Mancano sei giorni alla Pasqua, all’offerta totale della sua vita per la salvezza del mondo, e Maria, spinta da un misterioso sentimento di generoso amore verso quell’amico a cui doveva tutto, rompe un vaso di olio profumato e ne cosparge i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli. La scena non passa inosservata e l’apparente spreco di un unguento costoso viene subito notato da Giuda Iscariota. Ma il Signore non se ne cura e accoglie quell’offerta del cuore come segno «in vista della sepoltura».

Basterebbero queste righe, dense di tanti significati, com’è tipico del Quarto Vangelo, per rispondere alla grande domanda che tanto spesso nelle Comunità e nei talk-show ci si pone quando ci si confronta sul mistero della vita consacrata. Il 2 febbraio, infatti, ci richiama annualmente a portare l’attenzione su questa realtà, di solito con uno sguardo che ondeggia tra il malinconico e il disilluso. Si contano i religiosi presenti nelle celebrazioni ufficiali, si guarda l’età anagrafica di quanti in questo giorno rinnovano i loro voti, si ripercorrono le notizie dei conventi e degli Istituti che chiudono e sono messi in vendita e ci si domanda: è finito questo capitolo della storia della Chiesa? Ha ancora senso oggi la testimonianza della vita religiosa? Venute meno le funzioni sociali che un tempo tante Congregazioni svolgevano ( servizio ai poveri, istruzione, assistenza ospedaliera…) sia per la diminuzione dei mezzi e delle risorse, sia per il ruolo gradualmente soppiantato dallo Stato, ci si chiede quale spazio ancora possano avere religiosi e religiose dentro un contesto che non sembra comprendere più il valore della loro scelta. Discorso ancora più complesso per due esperienze considerate “limite” come la clausura ( paradossalmente in aumento di vocazioni) e gli Istituti secolari che sempre più appaiono come ridondanti e fuori dal tempo. Si fa strada anche qui, esattamente come tra gli apostoli, il dubbio che tutto questo sia uno spreco. La vita delle giovani che si “chiudono” dietro una grata, strutture maestose affidate a pochi anziani, la rinuncia all’amore e alla libertà proprio oggi dove tutto è possibile.

Ed è proprio qui che ciò che sembra buttato e inutile può diventare profezia. Inaspettatamente più oggi di un tempo una scelta di vita che fa porre delle domande risulta essere efficace e necessaria. Fragile certo. Nascosta. Forse. Ma allo stesso tempo straordinariamente potente. Proprio ora che l’abito, il convento, lo status hanno perso qualsiasi valore, proprio in questo contesto sociale dove la vita consacrata sembra sempre più assurda ecco che essa può diventare veramente ciò che è: annuncio di un Regno che è “altro” rispetto a quello in cui viviamo. Non è immediato e non fa rumore, ma ha tutta la forza di un vaso spezzato e di un profumo che si spande.

Don Carlo Cattaneo

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