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mercoledì, Luglio 15, 2020
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    Osservatorio 25-06 / Si fa presto a dire…

    Si fa presto a dire “digitale”, si fa presto a dire “smart working”, si fa presto a dire “piattaforma”… tutte parole che abbiamo imparato in questo tempo di coronavirus e che aprono ad orizzonti nuovi, con non poche possibilità che possano cambiare le nostre abitudini e i nostri stili di vita.

    La stessa scuola prende in seria considerazione la possibilità di prevedere alcune lezioni su piattaforma, con un rapporto insegnanti alunni che corre sui “giga” più che sui banchi di scuola.

    Indubbiamente sono state tutte scelte necessarie e hanno permesso anche di conoscere mondi nuovi e trovare maggiore dimestichezza con il digitale.

    Ma la domanda che tutti si fanno è: queste “novità” le lasciamo semplicemente legate all’emergenza oppure possono avere una loro ragion d’essere anche nelle abitudini della nostra via sociale quotidiana?

    osservatorio 25-06 Smart working

    Molti sociologi, pedagogisti ed economisti già si chiedono se non sia il caso di inserire pian piano queste nuove strade comunicative nello stile normale di vita e comunque quale incidenza e quali riflessi possono avere nelle nostre abitudini quotidiane.

    Una cosa è certa: ormai “il dado è tratto” e non si può tornare indietro come niente fosse, ma nello stesso tempo occorre studiare queste nuove forme di comunicazione per poterle usare al meglio delle loro possibilità educative e sociologiche.

    Tutti sanno che il “lavoro da casa”, porterebbe con sé molti vantaggi, a cominciare da un abbattimento del pendolarismo. Tutti sanno che la “scuola da casa” potrebbe essere un toccasana di fronte al problema aule o alle rotazioni degli insegnanti.

    Ma non sembra sia così. Una qualificata imprenditrice veneta, nei giorni scorsi, su un quotidiano nazionale ha ribadito «ridateci l’ufficio» e «riportate i figli a scuola».

    smart working

    Al di là degli aspetti logistici ed organizzativi, vi immaginate con la chiusura degli uffici quante “cartoline sociali” scomparirebbero, a cominciare dalle invidie tra colleghi o dalla ricerca sfrenata delle promozioni, costi quel che costi?

    Così la scuola fatta on line, che spazzerebbe via d’un colpo le “cene di classe” tra trent’anni o l’allenamento mnemonico dei nomi dei compagni di classe, fino a ricordarsi dove erano seduti.

    E così via di seguito. L’ufficio, la scuola, però, i luoghi di lavoro non solo aride realtà produttive, ma vantano solide radici aggregative e di socializzazione, che come sappiamo contribuiscono non poco alla formazione psicologica e pedagogica della persona e della dimensione sociale dei cittadini.

    Insomma… «ridateci i luoghi di lavoro e il lavoro»… «ridateci la scuola e le sue priorità», «ridateci le chiese e la dimensione comunitaria»…. «ridateci quel “cibo” nutriente che è sempre fondamentale, anche se a volte, se uno fa l’astronauta, basta una pastiglia per il nutrimento»

    «Ridateci la quotidianità», con tutte le sue confusioni e i suoi limiti… ridateci la consapevolezza di essere persone in cammino… magari si può cambiare abitudine, ma non il vero senso della vita!

    Dep

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