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sabato, Dicembre 3, 2022
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    Osservatorio 30-9 / Il vero cambiamento

    Un ribaltone annunciato, il risultato del voto di domenica scorsa. Ma lo vorremmo leggere non semplicemente come ribaltone politico. Ci sono alcuni segnali che la gente chiede per cambiamenti radicali, di mentalità, di progettazione, di cultura. Anzitutto l’astensionismo, il più alto da quando c’è la democrazia nel nostro Paese. Un segno di sfiducia, di rassegnazione… “Intanto non cambia niente”, afferma la maggior parte dei cittadini, anche di chi è andato a votare, forse più per dovere che per convinzione.

    Secondo noi questa è la domanda e la provocazione che tutti gli schieramenti e ciascun eletto devono avere bene in mente all’inizio di questo nuovo mandato. Anche l’elettore che da sempre convintamente vota lo stesso partito, chiede oggi un cambiamento, capace di ridare fiducia ai cittadini e soprattutto di ritrovare un rapporto nuovo, più concreto tra elettore e politico. Non si vota più a scatola chiusa, non si vota più per fiducia tradizionale, si vota per provocare, per una domanda che esige risposte vere, concrete, non semplicemente ideologiche.

    Ad esempio, c’è l’elettore che vota perché lo Stato sia capace di strutturarsi in modo moderno, dove si possa esigere la puntualità dei trasporti, ma anche una sanità a misura delle vere esigenze della persona, dove per costruire un ponte non occorrano vent’anni, dove se un cittadino qualsiasi si rivolge ad un ufficio pubblico sia trattato con cortesia e con risposte concrete. Ci sono poi altre domande che possiamo collocare in ambiti più culturali (non ideologici) e valoriali. A queste domande ci ha pensato il Papa qualche giorno fa, chiedendo agli italiani di “fare più figli”, denunciando una denatalità che non fa certo ben sperare per il futuro. Oppure, dopo il voto, lo stesso presidente dei vescovi italiani, cardinale Zuppi, quando chiede agli eletti di rivolgere la loro attenzione ai più deboli e ai meno garantiti.

    Anche dalle colonne del nostro giornale vorremmo indirizzare un auspicio non solo al nuovo governo, ma a tutti gli eletti. Vorremmo che non si parli solo di Pnrr (argomento tecnico certamente necessario, ma che non è l’anima della società), ma si parli di famiglie, di educazione, di scuola, di persone inserite nei diversi cammini sociali e culturali di oggi…ecco, che si parli dell’uomo, della persona, collocata in ambiti della quotidianità. Se la gente, quando si rivolge a una istituzione pubblica non trova solo una segreteria telefonica, ma una persona che ascolta e risponde, forse avrà più fiducia negli stessi politici. Questo il “cambiamento” che chiediamo!

    Dep

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