Settimana Sociale / Mons. Gervasoni: «Serve una transizione umanistica»

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L’Araldo ha intervistato il Vescovo Gervasoni per avviare il cammino verso la Settimana sociale di Taranto. Il tema scelto è “Il pianeta che speriamo” e unisce ambiente, lavoro, futuro all’insegna del motto “#tuttoèconnesso”: qual è il punto di vista della Chiesa Cattolica su questi macro-ambiti?

«Dell’attenzione ai grandi cambiamenti che in questo secolo sono stati introdotti e che hanno alterato le relazioni sociali e le relazioni tra la specie umana e l’ambiente biologico che ci circonda, non immediato oggetto della rivelazione cristiana, si era fatto interprete in maniera profetica Papa Francesco con l’enciclica “Laudato sì”, che è stata il primo documento istituzionale mondiale sull’argomento e il primo documento magisteriale nel quale la Chiesa cattolica sottolineava la stretta connessione tra la questione ecologica e la questione della giustizia sociale. La Chiesa ha già preso in mano questi argomenti e li ha fatto suoi, tanto è vero che anche a livello di Conferenza episcopale italiana, oltre che di altre Conferenze nel mondo, la tematica della salvaguardia del creato ha acquisito risalto crescente».

La responsabilità dell’uomo nelle questioni climatiche e ambientali è conclamata e va assunta a livello politico, economico, culturale, educativo e in caso cristiano, anche spirituale

03 PP Settimana sociale - banner

Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì” ha affermato appunto che «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» e questa frase è uno degli snodi nel percorso della Settimana. Cosa vuol dire?

«Il Papa ha spinto la riflessione in avanti e ha chiesto di assumere come compito anche missionario, strettamente legato a quello dell’evangelizzazione, la salvaguardia del Creato, nelle sue due accezioni strutturale-ambientale e di giustizia sociale. In questo senso l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” dà i parametri di riferimento morale e pastorale a cui si ispira “Laudato sì”, mentre Taranto recupera questa forte provocazione che ci arriva dal Papa collegandosi con le Settimane precedenti, che avevano individuato nella crisi economica e del lavoro un elemento importante, nella direzione non solo di denuncia e approfondimento delle situazioni e soprattutto di quelle negative, ma anche nell’individuazione di buone prassi che la comunità cristiana può promuovere come lievito per la società»

L’appuntamento di ottobre che cosa aggiungerà a quanto già elaborato?

«Lo “Instrumentum Laboris” invita a elaborare alcune riflessioni in vista dell’attivazione di azioni concrete in ordine alla transizione ecologica»

il che significa anche assumere i criteri ecologico e di giustizia sociale come centrali anche per gli orientamenti politici.

«Pure il Pnrr insiste su questo come base per andare a individuare i luoghi e i problemi su cui investire i finanziamenti comunitari, che non saranno spesa corrente, ma investimenti»

Settimane Sociali - gruppi di lavoro
Cagliari 27 ottobre 2017
48° Settimana sociale dei cattolici Italiani

Perché la Chiesa Cattolica e la Cei vogliono essere parte attiva nel dibattito su temi che potrebbero sembrare distanti dalla sfera religiosa?

«Perché la Chiesa è fatta di persone ed è profondamente convinta che in democrazia la politica è uno degli aspetti di responsabilità civile che compete agli individui e ai gruppi, per cui chi la esclude da questi temi dice una cosa irresponsabile, perché la dimensione politica fa parte dell’impegno civile e culturale di ogni cittadino e di ogni gruppo»

Se non si interessasse di questi argomenti a mio avviso farebbe un grave atto di omissione di responsabilità civile

«Il problema è al massimo come se ne interessa e lo fa come realtà che ha a cuore la moralizzazione della società, nel dialogo costruttivo per l’elaborazione delle logiche di consenso da cui scaturisce il dibattito democratico. Chi contesta questo non ha ben capito cosa significhi democrazia»

E’ un aspetto che le sta a cuore.

«Mi sembra che promuovere un dialogo interno volto a maturare un’opinione del bene comune responsabile e condivisa sia espressione di senso civico, è il principio della cittadinanza attiva. La stessa Settimana sociale non è dei vescovi, che nei decenni passati erano invitati e non organizzatori, ma del mondo cattolico, che anche attraverso di esse rivendica il diritto di esercizio della cittadinanza responsabile»

I documenti preparatori della Settimana pongono l’accento sullo «eccesso antropologico» e sull’essere umano che si concepisce come dominatore della natura. Quali sono le cause di questo passaggio culturale?

«L’espressione è nuova, la realtà che descrive invece è coeva con la creazione dell’uomo. In termini biblici si chiama “peccato originale” e peccato, riconduce al tema della libertà che si pone davanti al mondo e agli altri. Ci sono dei limiti all’agire umano? Questo discorso vale per tutte le religioni e le culture, non solo per quella cristiana, il fatto che l’uomo abbia determinato e determini la devastazione dell’ambiente pone il tema dell’eccesso. C’è qualcosa nel suo comportamento che si può ricondurre a una colpa, che come tale può essere rimossa? Questa è la domanda della libertà, parlare di eccesso significa affermare che molte condizioni dello sviluppo attuale non tengono conto della responsabilità dell’uomo verso l’ambiente e gli altri uomini»

01 Settimana sociale - terra che brucia

In contrapposizione al «paradigma tecnocratico» e alla «cultura dello scarto» la Chiesa propone un approccio alla questione dell’ecologia come questione anche spirituale e suggerisce l’avvento di un nuovo umanesimo.

«Sono espressioni del Papa, quello relativo al predominio del potere tecnocratico è un giudizio culturale e politico, molte decisioni sono assunte in funzione di modelli di impostazione tecnologica e di ottimizzazione dei profitti cui ci si riferisce col termine “tecnocrazia”, dal momento che ci troviamo di fronte a una valorizzazione degli aspetti che la tecnologia favorisce e che finisce col diventare il criterio su cui s’incardina l’azione politica. E’qualcosa di connesso col paradigma del massimo profitto in contrasto con un principio di ridistribuzione dei profitti tra tutti, che consente di collegarsi anche al secondo elemento, la “cultura dello scarto”. Molta parte delle produzioni tecnologicamente rilevanti usa beni ambientali e di trasformazione prodotti dall’uomo in una prospettiva che cerca di massimizzare i processi di distribuzione e di vendita in funzione dell’appetibilità del mercato e non interessandosi agli scarti che ogni processo di trasformazione produce»

A partire da questo come si configura il nuovo umanesimo?

Papa Francesco già a Firenze nel 2015 ne parlò in termini di costruzione di rapporti tra uomini in campo sociale, politico, economico, promuovendo l’immagine di un uomo che non prevarica, ma che cerca una maggiore giustizia sociale e rispetta l’ambiente

«Quanto proposto è culturalmente pertinente, ma politicamente da elaborare, con un’articolazione da costruire, come si cercherà di fare in parte a Taranto»

Anche promuovendo quella che viene chiamata «rivoluzione epistemica».

«Dall’ambito tecnologico oggi dipende l’esercizio del potere in forme e ragioni che possono rimanere occulte e agire senza essere dichiarate o essere conosciute. La questione delle fake news e del complottismo esemplifica in senso negativo quanto affermo: che si possa sviluppare l’idea della campagna vaccinale come un grande complotto dagli scopi non dichiarati e dalla gravità incredibile impressiona, ma si lega a un uso massivo delle tecnologie, le cui ragioni ultime sono un tesoro custodito nelle mani di pochi. Oggi esistono poteri opachi che sono una sfida al sistema democratico, basato sempre di più sulla facilità delle comunicazioni, che possono essere pilotate a volte anche all’insaputa degli attori politici, e sempre meno sull’assunzione di responsabilità, col risultato che pareri e convinzioni degli individui finiscono con l’essere non il frutto della libertà, ma della manipolazione».

Ecco la necessità e l’urgenza di un approccio epistemico diverso

Settimana sociale - responsabilità individuale

Lo stesso che si richiede alle persone con un «cambiamento profondo degli stili di vita individuali».

«La Chiesa ha il compito di moralizzare, affrontare i problemi, attivare tavoli di confronto e ricerca, promuovere percorsi di conversione. La stessa Settimana sociale va in questa direzione, torniamo alla questione precedente, se la Chiesa possa o meno interessarsi delle cose dello stato. L’istanza etica soggiacente è quella di una maggiore coscientizzazione e coerenza di responsabilità»

ora attivare processi di questo tipo è compito primario della Chiesa

La riflessione avviata dalla “Laudato sì”, che a Taranto si vuole tradurre in azioni concrete, si può leggere – è stato fatto da alcuni analisti – come un “attacco” al modello economico e culturale occidentale o essere definita “socialista”?

«Il modello di sviluppo è occidentale, ma occorre contestualizzare, perché ci sono elementi del modello di sviluppo che noi chiamiamo “occidentale” che sono presenti anche in contesti che non fanno riferimento alla laicità o alla libertà individuale che sono tipiche dell’Occidente. Il rapporto tra società, stato ed economia può funzionare anche in un regime islamico rigoroso e non libertario, per cui è difficile individuare quale sia il modello “occidentale” di cui si sta parlando, allo stesso tempo ci sono studi che fanno vedere che la ricerca di un’alternativa è tutt’altro che semplice. Certo è evidente che ogni modello porta con sé un aggancio alla responsabilità dell’uomo, esercitata con un desiderio e con un’intenzionalità, che dunque è di tipo antropologico ed etico»

da questo punto di vista gli interventi del Papa orientano a una maggiore socializzazione e condivisione delle risorse e delle responsabilità

«Che a una lettura superficiale può evocare il mondo socialista, anche se parlare di socialismo vuol dire delineare un modello socio-economico e di gestione dello stato a cui il Papa non ha mai fatto riferimento. Forse chi propone questa analisi mette al centro la libertà assoluta dell’individuo dimenticando che i rapporti umani non sono solo economici e di produzione, ma anche di gratuità e corresponsabilità»

Giuseppe Del Signore

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