Vigevano, il sogno di un Duca raccontato dalla prof.ssa Giordano

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Nient’altro che un sogno dentro a un sogno. Questo è stata la Vigevano di Ludovico il Moro, che poi è nella sostanza Vigevano ieri e oggi.

Il sogno di un Duca che tra il 1489 e il 1499 cerca di costruire la sua città ideale e al contempo di affermarsi come perno della politica italiana rinascimentale,

orfana dal 1492 di Lorenzo il Magnifico, e che alla fine perde tutto: moglie, città, ducato, libertà, concludendo la sua vita da prigioniero.

Pochissimi anni portano a fare quella che è Vigevano, Vigevano è la sua Piazza, ancora oggi la socialità avviene in Piazza

Lo ha spiegato con chiarezza Luisa Giordano, già docente ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università di Pavia, nel corso della presentazione del progetto “Le colonne del Ducato”, dedicato a celebrare i 570 anni dalla nascita del Moro. «Vigevano è esplosa con l’industria calzaturiera – ha esordito – già nel Cinquecento era nota per la produzione di panni di lana e per le filande, ma è sempre stata una piccola entità non considerata luogo stimabile e importante, rimanendo esclusa da ogni tour, in primis dal Grand Tour».

02 PP Ludovico il Moro - Luisa Giordano
Luisa Giordano, già docente all’Università di Pavia

RILEVANTE IRRILEVANZA Proprio il suo status di modesto centro urbano collocato a breve distanza da Milano e dotato di una piccola fortificazione attirò l’attenzione di Ludovico. Giordano ricorda che l’aspirante “principe” aveva usurpato il nipote,

legittimo erede di una dinastia illegittima

e che «non godeva presso il patriziato milanese di rapporti molto solidi e per lui positivi», ragione che lo spinse a guardarsi intorno, pur continuando «a definire in maniera appropriata Milano “la sede del nostro Stato”». Cercò di costruire un nuovo centro del potere, «di fare di un borgo di modesta entità una sede privilegiata per se stesso e per la propria corte». Il castello fu ampliato in chiave «residenziale», ma soprattutto Ludovico «volle costruire quella che era un’entità di città, cominciò proprio dalla Piazza». Le prime ipotesi furono formulate nel 1489, ma l’anno chiave fu il 1491 quando «si sposò e con il matrimonio cominciò ad avere l’ambizione di una prole legittima, cui lasciare l’eredità del Ducato». I lavori procedettero a ritmo serrato, nel 1496 iniziarono a rallentare con l’aggravarsi della situazione politica e militare di Milano, fino a fermarsi con la fuga del Moro nel 1499.

02 PP Ludovico il Moro - pala Sforzesca
ritratto di Ludovico il Moro tratto dalla Pala Sforzesca

TRAMONTO E ALBA Dagli ultimi mesi del XV secolo su Vigevano scese un sonnolento oblio. «La battuta sulla “bravura dei vigevanesi” nel tenere nascosta la Piazza Ducale per cinque secoli – ha rilevato Giordano riferendosi a una frase attribuita al sindaco di Gravellona Francesco Ratti dal collega vigevanese Ceffa – deve essere calibrata, perché è vero da un lato che il nucleo monumentale di cui la Piazza è il centro non ha avuto opportuna valorizzazione nel tempo, eppure dall’altro lato i vigevanesi, nella loro solitudine e nel loro essere imprenditori e non persone di cultura,

hanno avuto cura di conservare questo patrimonio, mantenendolo inalterato o al massimo completandolo grazie alla presenza del vescovo Caramuel nel Seicento, con un quarto lato barocco che ha completato il progetto monumentale della Piazza

Un tesoro più custodito che celato, in attesa di tempi migliori che piano piano hanno iniziato a manifestarsi a partire da una crescente attenzione del mondo accademico nella seconda parte del Novecento. In primis i lavori di Renata Codello e Giorgio Chittolini, a quest’ultimo si deve la definizione di «quasi città» per realtà simili a quella di Vigevano, quindi la redazione del Catalogo territoriale di Vigevano da parte della Soprintendenza, per Giordano «uno strumento importante di cui la maggior parte delle città lombarde non si possono giovare», e il lavoro continuo della Società storica vigevanese, fino a portare gli storici a riconoscere «l’estrema importanza di Vigevano nell’età del primo Rinascimento e di Ludovico il Moro, perché è il personaggio da cui non si può prescindere guardando a Vigevano, lui ha costruito la città rinascimentale, poi rimasta a lungo nucleo della città moderna fino alla fine dell’Ancien Régime e che tuttora è il fulcro della socialità».

Giuseppe Del Signore

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