Vigevano saluta le “Maddalene”, la chiusura della comunità

Un fulmine a ciel sereno per qualcuno, per altri l’esito di un cammino iniziato da tempo. La notizia della ormai prossima chiusura della comunità delle Figlie di Gesù Buon Pastore (conosciute più popolarmente come “Maddalene”) ha l’effetto di una doccia fredda nel cuore di quanti hanno condiviso una parte della lunga storia della loro apprezzata presenza a Vigevano.

PERCHE’ Le motivazioni dietro la chiusura sono la «situazione di salute e di età delle Sorelle» il «calo di vocazioni», così come indicato dalla Madre Generale della Congregazione al vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, al momento di annunciargli la decisione presa dal Consiglio dell’Istituto, che sarà da attuare in tempi ristretti: entro il 29 giugno. Un fulmine a ciel sereno anche per la stessa Comunità religiosa di corso Genova, che ha appreso la notizia con stupore e silenzio e che ora attende l’evolversi degli eventi nella preghiera e con la speranza di un improbabile cambio di rotta da parte della Casa Madre di Piacenza.

Sicuramente la Diocesi si impoverisce con questa annunciata partenza – ammette Mons. Gervasoni – sia dal punto di vista della testimonianza della vita consacrata sia dal punto di vista dell’opera caritativa, silenziosa ma importante, che le suore in questi anni hanno svolto, aprendo la porta della loro casa all’ascolto e all’accoglienza di quanti si sono rivolti a loro per bisogni materiali e spirituali

Ma è in particolare la città di Vigevano a perdere un punto di riferimento importante per la propria vita, anche in considerazione delle tante opere che la struttura ospita già da molto tempo. Silenzio e sgomento anche da parte dei laici del gruppo “Sursum Corda”, chiamati raccogliere e vivere nella quotidianità il carisma della Venerabile Giulia di Barolo. Un movimento di persone che intende rivolgere ancora un appello alla Madre nella speranza di un cambio di decisione si sta muovendo, ma risulta difficile pensare che questa strada possa dare risultati.

Suore Maddalene
Una delle iniziative alle Maddalene durante la pandemia

L’ATTIVITA’ L’accoglienza delle insegnanti che lavorano fuori sede, la comunità della fondazione Madre Amabile, la Caritas diocesana e la Comunità ortodossa romena sono solo la punta dell’iceberg di un mondo associativo e caritativo che ruota attorno a questa “casa comune” che ha nelle Suore un centro di aggregazione e una presenza materna e discreta. Certo le condizioni di salute e di età delle sorelle non sono più quelle di un tempo, ma dà sicurezza sapere che oltre quel cancello, sotto il mosaico di Maria Maddalena con in mano il vaso dell’olio, c’è una comunità di donne che ha fatto dell’accoglienza degli ultimi la ragione della propria vita e della propria vocazione. Quale futuro per la struttura? Difficile dirlo.

La Diocesi ha un diritto di prelazione sull’acquisto dei beni quando una Congregazione decide di chiudere una casa – spiega il Vescovo – e la finalità per cui esercitare tale diritto ha una ragione esclusivamente pastorale. Occorrerà discernere e valutare insieme quali decisioni prendere perché l’eredità lasciata dalle suore non vada perduta

Il destino della struttura sembra ormai segnato. Resta la provocazione che questo evento lascia alla Comunità cristiana che deve interrogarsi su quanto convertire nella propria vita di fede e di testimonianza per tornare a essere feconda di risposta vocazionale e di desiderio di dono per i fratelli.

don Carlo Cattaneo

Le ultime

Cilavegna, festa grande per tre sacerdoti

Una festa sola per tre sacerdoti importanti per Cilavegna....

A chi conviene il voto nel 2026?

Se non ora, quando? Anche se nessuno la formula...

Giovani / Cresce l’impegno sociale, non in politica

Come e quanto partecipano alla vita pubblica i giovani?...

Sos cinghiali: è un vero flagello

I cinghiali un flagello per il mondo agricolo: i...

Login

spot_img

1 commento

  1. Apprendo con sgomento questa terribile notizia, nella speranza che chi è preposto alla decisione finale possa cambiare idea. Le “Maddalene”, come tutti noi vigevano le conosciamo, sono un simbolo storico della nostra città, della nostra quotidianità e del nostro vissuto passato e presente.
    Non sono mai andato presso il oro convento ma, il fatto che esiste mi dva e mi da la sicurezza di un aiuto spirituale costante, discreto e nel rispetto della persona.
    Ho letto la motivazione, l’età delle sorelle, la poca affluenza all’ordine. E’ proprio per questo che il convento deve restare, deve vivere e continuare a seminare, senza semina non si raccoglie nulla, è semplice seduti su di una sedia decidere il futuro di tutta una città ma, ancor più difficile è restare con le nostre sorelle.
    Spero in cuor mio che il Signore vi dia la giusta luce, e alla fine possiate decidere per l’unica strada possibile, lottate per loro, i frutti saranno tantissimi.
    Un saluto cordiale alle sorelle.
    In fede
    Alessandro Salzano

I commenti sono disabilitati