Antimafia / A trent’anni da Capaci Falcone e Borsellino modello per le istituzioni

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«C’è stato un attentato a Palermo, un attentato a Falcone. Ma pare sia solo ferito». Con queste parole il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, nel tardo pomeriggio di sabato 23 maggio 1992, avrebbe informato il ministro della Giustizia Claudio Martelli, dell’attentato appena avvenuto a Capaci.

In mezzo ai detriti si perdevano non solo le vite del magistrato, della moglie e degli agenti della scorta, ma anche le ultime possibilità di una transizione “dolce” tra la Prima e la Seconda Repubblica.

A trent’anni di distanza dalla strage si coglie ancora meglio, sostituendo le lenti della cronaca con quelle della storia, che insieme a Falcone l’Italia intera non poté mai raggiungere uno svincolo che avrebbe potuto consentirle di presentarsi meglio sulla scena del mondo post Guerra Fredda, con ripercussioni che arrivano fino ai giorni nostri. Oggi giustamente si celebrano le intuizioni del magistrato, del collega Borsellino e di tutto il Pool antimafia, capaci di influenzare l’attività investigativa sulla criminalità organizzata a livello mondiale, ma quante altre sono andate perse sotto le macerie delle bombe?

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il presidente Mattarella a Palermo il 23 maggio 2022

ESEMPI Anche perché Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rappresentano un modello non solo per la giustizia, ma anche per capire come affrontare tutte le sfide dell’Italia odierna, come ha sottolineato nel suo discorso pronunciato a Palermo lunedì scorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

È compito delle Istituzioni – di tutte le Istituzioni – prevedere e agire per tempo, senza dover attendere il verificarsi di eventi drammatici per essere costretti a intervenire

Le parole pronunciate a Palermo durante la manifestazione organizzata dalla Fondazione Falcone sono un invito a superare la logica emergenziale perché dalla stagione stragista «si dovrebbe trarre un importante insegnamento per il futuro: evitare di adottare le misure necessarie soltanto quando si presentano condizioni di emergenza».

02 PP Antimafia - Falcone
Falcone

UOMINI D’OGGI I due magistrati fecero da avanguardia anche in questa direzione, in quanto Falcone «fu il primo ad intuire e a credere nel coordinamento investigativo sia nazionale sia internazionale, quale strumento per far emergere i traffici illeciti che sostenevano economicamente le mafie»; lui e Borsellino «avviarono un metodo nuovo d’indagine, fondato sulla condivisione delle informazioni, sul lavoro di gruppo, sulla specializzazione dei ruoli; questo consentì di raggiungere risultati giudiziari inediti, ancorati ad attività istruttorie che poggiavano su una piena solidità probatoria». E permise di dimostrare che la mafia «non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto». Le loro intuizioni, in particolare per quanto riguarda Falcone, «in taluni casi vennero osteggiate anche da atteggiamenti diffusi nella stessa magistratura, che col tempo, superando errori, ha saputo farne patrimonio comune e valorizzarle», cosicché negli ultimi decenni il nostro ordinamento ha permesso di lottare contro la criminalità organizzata con «un livello di incisività ed efficacia mai raggiunto fino ad allora».

VERA TESTIMONIANZA Il che non vuol dire che la questione sia chiusa, anzi «l’impegno contro la criminalità non consente pause né distrazioni», ricorda Mattarella. E neppure quello per la giustizia, un concetto che per il Presidente si allarga fino ad abbracciare – a proteggere – quello di democrazia: «Con la stessa consapevolezza stiamo affrontando una stagione difficile, dolorosa, segnata prima dalla pandemia e poi dalla guerra nel cuore d’Europa, che sta riproponendo quegli stessi orrori di cui l’Italia conserva ancora il ricordo e che mai avremmo immaginato che si ripresentassero nel nostro Continente».

Ancora una volta sono in gioco valori fondanti della nostra convivenza. La violenza della prevaricazione pretende, nella nostra Europa, di sostituirsi alla forza del diritto

Non ha dubbi il Capo dello Stato, «il ripristino degli ordinamenti internazionali, anche in questo caso, è fare giustizia» e dunque «raccogliere il testimone della “visione” di Giovanni Falcone significa affrontare con la stessa lucidità le prove dell’oggi, perché a prevalere sia – ovunque, in ogni dimensione – la causa della giustizia; al servizio della libertà e della democrazia».

COR Conferenza stampa Green Pass - Cartabia
il ministro della Giustizia Cartabia

APPUNTAMENTO MANCATO A questa sconfitta la Repubblica italiana seppe reagire, come hanno ricordato le istituzioni presenti alla commemorazione svoltasi a Palermo lunedì e organizzata dalla Fondazione Falcone, di cui è presidente la sorella Maria. «Trent’anni fa – ha dichiarato il ministro della Giustizia Marta Cartabia – è stato un trauma profondo da cui è nato qualcosa. E’ stato il momento in cui la Repubblica, le istituzioni e il popolo, hanno fatto un percorso su tre assi fondamentali: la giustizia, con i processi e l’accertamento della verità e delle responsabilità, che ancora continua; una legislazione antimafia originalissima, che ha messo a frutto il metodo inaugurato da Falcone e Borsellino e lo ha esportato in tutto il mondo, soprattutto con l’aggressione ai beni e ai capitali, perché la criminalità mafiosa è innanzitutto una criminalità del profitto; e infine permettetemi anche di sconfinare in un terreno che non è il mio, quello della cultura e dell’educazione, perché le buone leggi e la buona giustizia si nutrono di cultura ed educazione. Per questo va sconfitta radicalmente la cultura mafiosa, che baratta la dignità per denaro».

PP Antimafia - Strage di Capaci

NEMICO VINCIBILE Tuttavia si è ancora lontani dalla vittoria finale. «Vorrei ricordare – ha commentato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – subito dopo la strage di Capaci l’istituzione della Dia, la Direzione nazionale antimafia che poi è diventata antiterrorismo. Sconfiggere la mafia è possibile, è difficile ribellarsi, ma bisogna sconfiggere una mentalità e una cultura». Ritornando con Falcone alla storia:

La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine

«Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».

Giuseppe Del Signore

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