Antimafia / Le testimonianze di chi dice “No” alla malavita

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Numerose le testimonianze sul palco. «Dire la verità è scomodo – ha detto la “iena” televisiva Lorenzo Mancineschi – Mi sono occupato di Eternit, ambiente, inquinamento, e ho ricevuto minacce e cazzotti. Ma non la smetto». L’europarlamentare Caterina Chinnici è la figlia del giudice Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia a Palermo:
«Il Pool antimafia nasce da mio padre, fu completato da Caponnetto, Falcone e Borsellino fanno parte del mio patrimonio affettivo. Il loro è rimasto un modello di lavoro elevatissimo su cui si sta uniformando la giustizia europea. Oggi la criminalità non spara più, ma si sta infiltrando in modo non meno pericoloso nelle istituzioni».
PRETE ANTIDROGA Un lungo applauso per lei e anche per don Antonio Coluccia, il prete pugliese “antispaccio” che a Roma gestisce un edificio sequestrato alla banda della Magliana e vive sotto scorta dopo numerosi attentati da parte dei trafficanti di droga, che combatte ogni giorno per le strade del quartiere San Basilio: «Non è vero che la mafia non spara più, a Roma è estremamente militarizzata e si divide in tre zone, gestite dalla ‘ndrangheta, dai clan albanesi e da quelli romani. Tre sono anche i settori della criminalità organizzata: droga, racket delle case popolari, estorsione e usura. Questo perché ci sono dei vuoti istituzionali e bisogna esercitare la cittadinanza attiva. I cittadini hanno diritto di avere paura, le istituzioni no. Il Vangelo non è mai comodo, ma la religione che non rischia diventa un cimitero».
L’avvocato Remo Danovi
IN LOMBARDIA Un cimitero come quella “terra dei fuochi del Nord” che la Lombardia rischia di diventare, con una preoccupante concentrazione di inceneritori, depositi di rifiuti, impianti per fanghi, che in Lomellina è terra fertile per le ecomafie. «Tra diossine e radioattività – ha commentato il consigliere comunale di Parona Renato Soffritti – penso che dovrebbero smetterla». Funzionari di forze dell’ordine, magistrati e anche giornalisti. Come Mario Giordano: «In tv faccio anche lo scemo, ma posso contare su una squadra di giovani reporter che vanno in strada a fare le inchieste. Bisogna dare voce alla gente. Rispettare le regole protegge chi ha bisogno». Cinzia Fiorato del Tg1 si è ritrovata l’auto bruciata per aver portato alla luce la malamovida di Monterotondo, dove pochi mesi fa sono stati sequestrati 680 chili di cocaina provenienti dall’est europeo: «L’informazione locale sta sparendo, e noi giornalisti siamo i famosi “cani da guardia”, se ci spengono è finita». La lotta alla criminalità si realizza anche aiutando chi vive per la strada, come fanno gli Asili Notturni creati da Sergio Rosso a Torino. E poi il Seed (Semina, educa, evolvi, dona) del conte Carlo Besostri Grimaldi di Mede, che ha creato un progetto per produrre riso, grano, mais e soia, da donare ai bisognosi creando posti di lavoro. Da sottolineare l’intervento dell’avvocato Remo Danovi: «L’etica serve a rispettare le leggi e a risolvere i conflitti: se riconoscessimo i diritti dell’altro, il conflitto non sarebbe più tale».
Davide Zardo

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