Confartigianato: «Imprese pronte a ripartire», ma mancano i lavoratori

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Le imprese artigiane e le micro-piccole imprese puntano su transizione ecologica e digitale per ripartire, ma mancano le competenze per sostenere la svolta. Questo è uno dei dati più significativi dell’indagine “Effetti del coronavirus sulle Mpi lombarde” condotto da Confartigianato imprese Lomellina, che ha consentito di censire la situazione delle realtà che sostengono gran parte del peso produttivo in area pavese.

Un territorio in cui a fronte di posti di lavoro che sarebbero disponibili, una media del 35.4% è «difficile da reperire» perché mancano persone con le competenze richieste.

Questo in un comparto fatto di 36769 attività, di cui il 96.5% con meno di dieci addetti e che nel complesso rappresentano il 99.5% del tessuto produttivo. Di queste fanno parte anche 9989 imprese artigiane, che sono il 27% di quelle totali e occupano il 20% del personale pavese, per lo più concentrate nei settori di Costruzioni (37%), attività manifatturiere (21.2%) e altre attività di servizi (16.9%), nei quali sono prevalenti con una rappresentanza di 7 su 10. Numeri che segnalano l’importanza del rilancio di questo comparto per la tenuta del sistema socio-economico locale, anche perché nel 2020 il fatturato delle Mpi è diminuito del 26.5% rispetto al 2019 e il 53.5% di chi è ancora aperto non sa quando riuscirà a recuperare i livelli pre-crisi, mentre gli altri collocano l’aggancio nell’arco del 2022.

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VACANTI A essere determinante sarà la capacità di adattarsi al nuovo contesto, tanto che quasi tutte le attività si stanno preparando ad ampliare i committenti (54.6%), introdurre nuovi beni e servizi (45.1%), sondare nuovi canali di vendita (38.8%), diversificare la produzione (35.2%), cose che richiederanno nuove competenze soprattutto a livello digitale ed ecologico; non a caso già oggi le Mpi che adottano almeno uno strumento digitale hanno raggiunto quota 54.5%, mentre erano ferme al 43.8% prima della pandemia, e il 64.1% ha svolto almeno un’azione per ridurre l’impatto ambientale.

A fronte di una direzione che sembra tracciata, il collo di bottiglia – che potrebbe essere decisivo nel determinare la sopravvivenza o meno delle imprese – sono le figure professionali mancanti.

Solo a titolo d’esempio, non si trovano specialisti in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali (un vuoto pari al 75% delle circa 40 entrate previste), operai specializzati in meccanica di precisione e stampa (75% su 40), operatori per macchinari fissi nell’agro-alimentare (66.7% su 30), tecnici in ambito scientifico, ingegneristico e produttivo (65.5% su 290) oppure amministrativo-commerciale (48.4% su 910), artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica (63.7% su 1130), ingegneri o architetti e simili (50% su 40), autisti (46.9% su 1130).

Elettronica

PANE E DENTI Ecco perché Confartigianato mette nero su bianco che «la quota di entrate ritenute difficili da reperire dalle Mpi del territorio è più elevata non solo per professioni legate alla gestione della pandemia, ma anche per figure tecniche, specialistiche e operai specializzati. Sul territorio pavese la quota di entrate difficili da reperire è maggiore per le Mpi per cui si attesta al 35.4%» a fronte di una media del 31.8%. Considerando che, quando qualcuno si candida per una posizione, spesso mancano le competenze, secondo le stesse Mpi è arduo coprire il 38.7% delle posizioni che richiedono una competenza informatica di base, il 41.3% di quelle che prevedono conoscenza di linguaggi informatici o matematici, il 41.1% di quelle afferenti all’ambito di industria 4.0, dalla robotica all’analisi dei big data. Abilità che sono state richieste per il 56.1% delle entrate programmate in relazione alle competenze di base e che sono considerate requisito fondamentale per svolgere il 12.3% delle mansioni disponibili.

Giuseppe Del Signore

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