Contrasto alla dispersione, un progetto per le scuole di Vigevano e Lomellina

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Quali sono i progetti che dovranno realizzare gli istituti con i fondi messi a disposizione per la dispersione scolastica? Il Pnrr delinea la cornice in cui dovranno inserirsi e individua con precisione alcuni percorsi, ma sembra lasciare un po’ di libertà per pensare a iniziative specifiche.

Una di queste potrebbe essere riproporre a Vigevano e in Lomellina il programma “Youth in Iceland”, che nasceva in Islanda per ridurre le dipendenze (fumo, alcol, droghe) e ha la capacità di contrastare l’abbandono scolastico

attivando un circolo virtuoso tra scuola, famiglie, attività educative e ricreative, istituzioni.

NEL NEXT GENERATION Partendo da ciò che è già delineato nel Pnrr, compito delle scuole sarà raggiungere un milione di studenti ogni anno per 4 anni allo scopo di «misurare e monitorare i divari territoriali» a partire dai test Pisa/Invalsi,

ridurre i divari territoriali

nelle competenze di base, «sviluppare una strategia per contrastare […] l’abbandono scolastico». L’attività cardine prevista per quest’ultimo obiettivo è di “mentoring” e “counseling” ovvero una consulenza fornita ai giovani tra i 12 e i 18 anni che sono a rischio di lasciare la scuola o l’hanno già lasciata e a quelli tra i 18 e i 24 per il rientro nel circuito della formazione. Nel primo caso si tratterà di interventi con rapporto 1:1 ovvero con un docente impegnato per ciascun ragazzo da raggiungere per un totale di 20 ore, di cui 3 di mentoring e 17 di insegnamento, nel secondo di 10 ore di mentoring, consulenza e interventi specifici per il reinserimento. Tra gli altri piani previsti già nel Pnrr ci sono interventi ad hoc per le scuole che «hanno riportato livelli prestazionali critici», con il supporto di esperti per i dirigenti scolastici e l’aggiunta di personale per italiano, matematica e inglese, un piano di formazione rivolto ad almeno il 50% del personale docente nazionale, l’introduzione di un portale della formazione, il «potenziamento del tempo scuola».

02 PP Scuola - riforma

GIOVINEZZA ISLANDESE Proprio quest’ultimo passaggio volto a «progettualità mirate», che dovrebbe coinvolgere 2000 scuole con incremento delle ore di docenza e la presenza di esperti, potrebbe essere declinato con una riproposizione del piano islandese, che del resto è stato adottato proprio dall’Unione europea nel 2006 per realizzarlo anche in altri paesi e singole città ed è attivo in almeno cento comunità in oltre 24 paesi, europei ed extraeuropei. Il principale meccanismo di “Youth in Europe” è di consentire a ragazzi e ragazze di scegliere delle attività ricreative pomeridiane di vario genere realizzate in concerto tra scuole, comuni, associazioni culturali e sportive: studio, sport, teatro, musica, danza e iniziative varie. Nel modello islandese gli studenti si impegnano a partecipare, la famiglia a trascorrere più tempo insieme nel fine settimana attraverso un vero e proprio patto educativo, istituzioni, associazioni e scuole a organizzare i progetti, che sono finalizzati a dare l’opportunità ai giovani di approfondire passioni e curiosità nel tempo libero.

CHIARO RISCONTRO Con quali risultati? In Islanda dal 1998 al 2018 il numero di ragazzi che non ha mai bevuto tra i 16 e i 19 anni è passato dal 18% al 46% (in Italia l’Istat stima che il 35% si è ubriacato almeno una volta), a Bucarest in un periodo più ristretto si è assistito a un calo dei suicidi giovanili oltre che del consumo di sostanze, a Kaunas dal 2014 al 2015 si è ridotta la criminalità giovanile. Senza voler replicare per intero un progetto complesso e con aspetti che sarebbero difficili da trasferire nella società italiana, le scuole potrebbero dotarsi di spazi didattici “innovativi”, aule studio, zone pensate per riunioni o semplicemente per favorire il confronto tra giovani in modo da vivere la scuola anche nelle ore pomeridiane in progetti, attività ricreative o di “studio tra pari”. E’ facile immaginare il circolo virtuoso tra esplorazione delle passioni, maggiore tempo a scuola o speso in attività ricreative, miglioramento delle competenze di base e riduzione della dispersione. Del resto al suono dell’ultima campanella spesso per i giovani si apre il deserto: se non si fa sport a pagamento o agonistico non c’è un campetto in cui svagarsi, ci si rifugia in palestra nella maggior parte dei casi senza essere seguiti, ci si chiude in casa nell’iperconnessione oppure si gira senza meta per le vie del centro. Già un’alternativa sarebbe qualcosa.

Giuseppe Del Signore

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