Demografia / A Vigevano l’inverno è arrivato

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L’inverno demografico denunciato da Papa Francesco è anche a Vigevano.

Il 2020 si è chiuso con 414 nati, il 5.3% in meno dell’anno scorso e uno dei numeri più bassi di sempre, superato solo dai 411 del 2017.

Perfino nel 1945, quando l’Italia era teatro della seconda guerra mondiale e la città ducale era stata fino ad aprile sotto occupazione nazifascista, ne erano nati di più, 419, con una popolazione che però era molto inferiore (avrebbe raggiunto i 43805 residenti nel 1951). Dal 2015 nelle case vigevanesi i nuovi nati sono meno di cinquecento, anche se ci sono stati anni in cui si sono avuti dei segnali in controtendenza; nel 2016 ad esempio erano cresciuti (+7.9%), così come nel 2018 rispetto all’anno precedente (+13.9%), ma si erano pur sempre fermati rispettivamente a 491 e 468.

FUNERALI Se i fiocchi azzurri e quelli rosa sono colati a picco, il coronavirus ha portato il numero di morti quasi a una cifra record. Sono 984 i decessi registrati dall’Anagrafe cittadina, nel terzo millennio solo nel 2006 ce n’erano stati di più (1101), andando a ritroso nel tempo si trova un valore simile nel 1995 (946) e nel 1975 (913). Per quanto riguarda i defunti, sono aumentati del 35% rispetto al 2019, solo tra 2005 e 2006 lo scarto era stato più ampio (+72.6%).

Guardando ancora una volta a un momento storico drammatico, nel 1945 erano scomparse 600 persone, in rapporto alla popolazione le due cifre sono equiparabili e corrispondono all’incirca all’1.5% dei vigevanesi.

VIG Vigevano demografia - culla

CONTI SBALLATI Il risultato di queste due variabili che si comportano in maniera opposta

è il peggior saldo naturale mai registrato a Vigevano, -570.

In epoca recente nel 2017 era stato -337, nel 2006 -369, tornando al secondo conflitto mondiale fu -181. Forse proprio questo dato è il più significativo, perché se da un lato la denatalità è un fenomeno che interessa tutta Italia e più in generale tutti i paesi sviluppati – seppure con proporzioni diverse, meno marcata negli Stati Uniti, più nelle nazioni europee e in Giappone, con Cina e Russia che sembrano allinearsi e questi ultimi stati – e dall’altro lato l’aumento dei decessi è legato a una maggiore aspettativa di vita e al progressivo invecchiamento della popolazione, una flessione così grande è la vera fotografia dell’impatto del Sars-CoV-2 su Vigevano,

quasi come se un intero quartiere fosse stato spazzato via.

E non è neppure il numero peggiore, perché se all’equazione aggiungiamo il saldo migratorio la voragine si amplia ancora. Gli iscritti rilevati dai Servizi demografici nel 2020 sono stati 1694, mai così bassi dal 2000 a oggi, le cancellazioni 1974, terzo dato peggiore nello stesso periodo, dopo quello del 2018 (2072) e del 2019 (2063). Mettendo insieme questi due valori si ottiene -280 unità,

per un bilancio demografico in cui mancano all’appello 850 vigevanesi, l’1.3% in meno in 12 mesi.

DECLINO La popolazione cittadina decresce per la terza volta negli ultimi 4 anni, come era già accaduto nel 2019 (-0.3%) e nel 2017 (-0.6%), anche se nell’ultimo decennio è aumentata del 4.6% è il segno di una spinta che si è esaurita, di una frenata preesistente alla Covid-19 e che stride con le rilevazioni Istat, che nel 2019 segnalavano la popolazione in aumento nel 53.6% dei Comuni tra i 50mila e i 100mila residenti. Vigevano ha smesso di essere attrattiva e questo impedisce di bilanciare il calo delle nascite con la migrazione interna e dall’estero; non è solo questione di demografia, ma anche di Pil generale e pro capite, che si contrae di pari passo col numero di residenti.

Giuseppe Del Signore

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