Elezioni 2022 / Referendum, affluenza più alta in Provincia e in Lomellina

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Il flop dei referendum era atteso, ma non per questo è stato meno rumoroso. Che efficacia può avere uno strumento di democrazia diretta che è usato da poco più di 2 cittadini su 10? Poco importa che in tutti i quesiti abbia finito di per prevalere il “sì” all’abrogazione delle norme a cui i quesiti facevano riferimento,

visto che anche quello che ha avuto il maggior numero di consensi si è fermato a 6.5 milioni di voti a fronte di oltre 46 milioni di elettori.

Se a livello nazionale la situazione è stata questa, con un’affluenza ferma al 20.94%, in Lombardia la partecipazione è stata un po’ più alta (21.83%), anche se la regione è arrivata sesta per quota di elettori coinvolti, e ancora di più lo è stata in provincia di Pavia, dove ha raggiunto il 22.53%, settimo tra gli undici distretti lombardi, quasi a metà strada tra Lodi (26.49%) e Sondrio (17.44%).

02 PP Referendum - quesito 1

SUL TERRITORIO A livello locale i picchi più importanti si sono avuti, come era legittimo attendersi, nei centri in cui si votava anche per le elezioni amministrative, in particolare i più piccoli. A Bastida si è arrivati al 65.97%, a Gambarana al 70.73%, a Calvignano al 70.79%, ma è Mezzana Rabattone ad aver raggiunto il primo posto in tutta la Lombardia con l’87.69%. Al di là delle percentuali si tratta di qualche centinaio di votanti in tutto, troppo poco per contrastare l’astensione in massa delle città principali, anche di quelle in cui si votava, come Gambolò ferma al 50.78% o Mortara al 50.62%. Nel capoluogo provinciale non si è raggiunto neppure un voto ogni cinque elettori (18.97%) e anche a Vigevano (19.38%) e in Lomellina la situazione non è stata diversa, con Garlasco al 18.29%, Cassolnovo al 18.01% e Mede al 16.94%. Anche in questo caso tuttavia sono i municipi più piccoli a fare la parte del leone, con il 14.9% di Vidigulfo, il 14.8% di Chignolo Po e il 13.6% di Menconico.

03 PP Referendum Elezioni-Vigevano-2020-voto-05

RISPOSTA AFFERMATIVA Tra quanti hanno scelto di recarsi alle urne ha prevalso il “sì” a tutti i quesiti, in maniera anche più marcata rispetto al resto della penisola. Il 61.32% dei pavesi si è espresso per abrogare la “legge Severino”, il 62.51% per ridimensionare le misure cautelari, il 79.93% per separare le funzioni di magistrati e giudici, il 78.31% per inserire i membri laici dei consigli giudiziari nella valutazione delle toghe, il 78.5% per ridurre il numero di firme necessarie a candidarsi al Csm.

In tutti i casi dati superiori di almeno un punto percentuale quando non di più rispetto a quanto rilevato in tutta la Lombardia,

una tendenza che non stupisce se si considera che quella di Pavia è una provincia a trazione centrodestra, schierato per il “sì” (a eccezione del “no” di Fratelli d’Italia ai primi due quesiti, che infatti hanno ottenuto un consenso significativamente più basso anche in ambito pavese.

NELLE CITTA’ Nondimeno è interessante notare il comportamento a livello dei centri più grandi, non sempre allineato ai valori medi. A Vigevano il “sì” per i primi due quesiti si è tenuto più basso rispetto alla quota provinciale (59.86% e 61.52%), mentre dal terzo al quinto è stato più alto (81.84%, 80.96% e 80.09%), un esito non dissimile da quello di Voghera e di Pavia. Dove si sceglieva anche il sindaco invece l’assenso è stato meno marcato, a Mortara col “sì” al 57.45%, 57.16%, 73.32%, 70.73%, 70.96%, a Gambolò col “sì” al 61.77%, 61.98%, 76.15%, 73.9%, 74.7%.

Giuseppe Del Signore

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