Giovani / «I nostri migliori anni nella pandemia»

-

Incertezza e preoccupazione caratterizzano il modo in cui i giovani si confrontano con l’epidemia. «Lavorare da casa è “comodo” – spiega Lucrezia Capoccia, iscritta al primo anno di Giurisprudenza – e le lezioni registrate sono utili, ma non consente di approfondire a dovere e favorisce la distrazione. Mi dispiace di vivere quelli che dovrebbero essere gli anni della giovinezza in questo modo». Anche perché

mi spaventa pensare agli ambiti sociale, lavorativo, economico in cui dovrò muovermi. Già scegliere una facoltà è un’operazione complessa perché significa anche avere la capacità di guardare in una prospettiva futura, in questo contesto mi chiedo di continuo se avrò fatto la scelta giusta

Sono spaesati anche gli studenti delle superiori. «La mia esperienza di didattica a distanza è stata molto strana – rivela Francesco Locatelli studente vigevanese del liceo Casorati di Novara – sono passato da amarla a odiarla, per poi amarla di nuovo e viceversa. Ha tanti pro e altrettanti contro, è proprio un nuovo modo di fare lezione. Il vantaggio più grande è la comodità ed è utile la possibilità di poter registrare le lezioni».

Tutto molto comodo, forse anche troppo. Si perde il rapporto umano con le altre persone e ci si rovinano gli occhi a guardare troppo tempo lo schermo. Per non parlare poi delle distrazioni che si hanno in casa: il telefono, il computer, il campanello che suona, il cane che vuole entrare, l’assenza di un computer/tablet perché lo sta usando il parente e tante tante altre cose

Con alcuni effetti indesiderati: «Penso che un’eccessiva comodità porti molta pigrizia e a sottovalutate gli impegni. Io stesso ho vissuto ciò, perché il rendimento scolastico sarà pure aumentato, ma la mia voglia di mettermi in gioco e crescere no, ed è questa la funzione vera della scuola. Io personalmente, la didattica a distanza, la condivido in momenti di necessità come questo, ma nulla più. I mezzi elettronici non possono sostituire quelli umani».

Didattica a distanza

E questo porta a perdere la dimensione sociale dell’apprendimento, che è anche relazione. «La didattica a distanza è sicuramente l’unica soluzione possibile – è il pensiero di Michael Bruno, prossimo maturando del Castoldi di Vigevano a indirizzo turistico – nel momento in cui si è realmente impossibilitati a frequentare in presenza nelle strutture scolastiche.

Certo, c’è da ammettere che viene meno con la Dad l’elemento socialità nell’istruzione, quel fattore che insegna ai più giovani l’importanza della società, che insegna a guardarsi negli occhi, confrontarsi e rispettarsi

Resta una soluzione d’emergenza, «d’altronde, come anticipavo, per dare una continuità didattica, seppur senza gli elementi di cui sopra, dal momento in cui si è realmente impossibilitati a frequentare in presenza la Dad rimane l’unica alternativa possibile».

Gds, Ev

- Advertisement -

Pubblicità

Scrivici per informazioni sulle inserzioni, puoi promuovere la tua attività sul sito o sull'edizione cartacea: araldo@edizioniclematis.it

POPOLARI

Addio ad Aldo Pollini

Si è spento nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 marzo, dopo qualche giorno di ricovero in ospedale, Aldo Pollini, di anni 82...

Ripartenza al rallentatore: le testimonianze

La gente esce poco. Ha paura ed è confusa. E questo stato d’animo si proietta anche sul comportamento dei consumatori, tutti i consumatori, di...