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martedì, Dicembre 7, 2021
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    HomePrimo pianoI medici di famiglia: «Il nostro lavoro è centrale per i cittadini»

    I medici di famiglia: «Il nostro lavoro è centrale per i cittadini»

    Il dottor Giorgio Rubino (presidente dell’Associazione medici di famiglia di Vigevano e Lomellina), non le ha certo mandate a dire a Letizia Moratti.

    «Siamo molto spesso la giustificazione più facile – scrive in una lettera aperta – alle carenze endemiche di un servizio sanitario che vede i Pronto Soccorso in sofferenza a causa di liste d’attese incivili e per la mancanza di posti letto ma che preferisce scaricare la responsabilità sui medici di medicina generale. Più facile. Solo qualche dato: da gennaio a oggi ognuno di noi ha avuto oltre 10mila contatti con i propri pazienti, che oltretutto, secondo i sondaggi, gradiscono in grande maggioranza il servizio». Da qui una valutazione iniziale su una nuova legge regionale che «non pare affrontare con la decisione necessaria alcuni aspetti». Il primo è quella della deburocratizzazione; il secondo quello dell’educazione sanitaria verso i cittadini. «Attualmente – denuncia poi Rubino – lavoriamo su 4-5 piattaforme diverse, solo in parte integrate con i nostri software, con quotidiani malfunzionamenti

    Deve esserci inoltre rispetto delle priorità e una corretta gestione locale delle urgenze, con totale uguaglianza pubblico privato. «Moltissimi centri privati non solo non rispettano le priorità, ma non se ne fanno proprio carico». Sono poi necessari accessi specialistici domiciliari (oltre al palliatore, fisiatri, psichiatri, nutrizionisti) dato che attualmente in caso di necessità il paziente intrasportabile deve farvi fronte con risorse proprie, senza contare che «è fondamentale attivare una connessione diretta tra i medici di medicina generale e i servizi sociali attraverso software condivisi». Per migliorare l’offerta sanitaria, secondo Amf

    servono country hospitals presso strutture inutilizzate o sottoutilizzate, con assistenza infermieristica h24, piccola diagnostica, accessi del medico di medicina generale; diffusione di un sistema di condomini protetti, a tutela delle fragilità socio-sanitarie.

    TEMPI  LUNGHI  Dito puntato poi anche contro le liste di attesa: «Sono una vergogna nonché una delle prime cause degli accessi in Pronto soccorso. Molto spesso le liste del Servizio sanitario nazionale sono illegalmente chiuse in svariate strutture». Le esenzioni per alcune cronicità sono di fatto inesistenti, è importante una loro revisione per favorire l’adesione degli assistiti al percorso proposto. La gestione burocratica Covid, sempre secondo il rappresentante dei medici di famiglia, «deve essere totalmente posta in carico agli uffici Ats e Asst, come non è stato durante questo anno e mezzo nel quale siamo stati abbandonati per lungo tempo senza direttive chiare. A oggi noi non sappiamo chi dei nostri pazienti abbia eseguito lo screening né tantomeno con quale esito».

    FORMAZIONE  Allargando lo sguardo ai compiti burocratici, «chiediamo che la Regione, abolisca l’obbligo di certificazione medica fino a tre giorni di assenza, causa di numerose visite di fatto inutili. Un’ultima importante stortura: le recenti modificazioni dell’iter formativo del Corso di formazione specifica in Medicina generale rendono meno efficace la trasmissione delle competenze dai tutor ai discenti».

    LE  CIFRE  Rubino ha indicato alcuni dati importanti: «Nel distretto lomellino, che conta 180mila persone, il 25% ha più di 65 anni. Serve quindi un modello organizzativo su questa specifica realtà, che conta 45mila patologie croniche e invalidanti. Solo la medicina generale può governare queste sfaccettature. Serve integrazione tra sanitario e sociale, che viaggiano sempre su binari paralleli, Fondamentale quindi il coinvolgimento dei medici di famiglia. Chiediamo di essere ascoltati e partecipare».

    Massimo Sala

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