Il ponte “sospeso”: per i lavori mancano calcestruzzo e ferro

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Stenta a decollare il cantiere del nuovo ponte del Ticino, aggiudicato prima dell’estate alla ditta abruzzese Consorzio Pangea, ma sulle cui arcate, al momento, non s’è visto ancora nessuno al lavoro. E’ il difficile e lento reperimento di materiale da costruzione (calcestruzzo e ferro su tutti) a tenere ancora bloccato il completamento del viadotto: una situazione purtroppo comune alla stragrande maggioranza dei cantieri edili del “post Covid”, ma che a queste latitudini suona particolarmente beffarda viste le numerose vicissitudini avverse che l’infrastruttura ha attraversato nei suoi 10 anni dalla posa della prima pietra.

STOP ATTESO A volerlo guardare col senno di poi, questo ennesimo stop alla ripartenza era, se non prevedibile, quantomeno preventivabile. Nel report relativo all’economia dello scorso settembre, l’Istat preannunciava infatti un autunno nero riguardo ai costi delle materie prime. Una previsione purtroppo azzeccata: in particolare, in riferimento al settore edilizio, per metallo, calcestruzzo e cemento armato l’Istituto di Statistiche aveva stimato un aumento del 150% dei prezzi rispetto al novembre 2020. E calcestruzzo e ferro sono proprio quello che occorre per completare i 23 metri d’impalcato che separano le due sponde del Ticino, condicio sine qua non per avviare il resto delle opere accessorie e per partire con la realizzazione della viabilità di raccordo e della ciclabile Traccia Azzurra. Dalla Provincia di Pavia, ente appaltante, a questo giro nessuno pare intenzionato a sbilanciarsi sulle tempistiche, vista anche la storia che accompagna il ponte.

ULTIME TAPPE Dopo il fallimento di due aziende e il licenziamento della Polese a inizio 2019, Piazza Italia ci ha messo due anni (anche a causa della pandemia) per individuare la ditta che dovrebbe completare il collegamento. Per gli abruzzesi le cose non si sono però messe subito in discesa: nei mesi estivi, a tenere banco, era stata la questione relativa all’assicurazione (la Car, Contractor’s All Risks, obbligatoria per i cantieri di edilizia pubblica), un nodo sciolto soltanto a metà settembre con la stipula della polizza, mentre ora questo nuovo inghippo rischia di far slittare il tutto ulteriormente, visto anche l’inverno alle porte. Il Consorzio Pangea, sul ponte del Ticino, metterà al lavoro sul cantiere tre o quattro unità operative composte da ingegneri, architetti e geometri, più un gruppo di operai specializzati: una volta aperto il cantiere, avrà un anno di tempo per terminare il viadotto.

Alessio Facciolo

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1 commento

  1. Mi chiedo se nel frattempo che si reperiscono i materiali ,non sarebbe logico cominciare con le opere accessorie .
    Opera maledetta ,quando parte male ,muore peggio .

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