La scuola che verrà 3/ Sonzogni: «Non lasciateci soli»

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Super lavoro per i dirigenti scolastici che, a partire dal prossimo anno, dovranno ancora sudare le tradizionali sette camIcie. Una prospettiva che, dopo la rivoluzione improvvisata quest’anno, con il lockdown totale da febbraio, non farà certamente dormire sonni tranquilli. E non solo. Tra qualche giorno iniziano pure gli esami. Insomma, vita dura per chI regge le scuole, sia per l’immediato che per il prossimo futuro.
Gabriele Sonzogni, dirigente dell’Ic “G. e G . Robecchi”, sottolinea alcuni aspetti interessanti. «Ad una prima lettura sottolinea – il documento del Comitato tecnico scientifico riportante le linee guida per il rientro a scuola a settembre pare sicuramente una buona “piattaforma” di partenza, utile a favorire una riflessione che dovrà essere ulteriormente approfondita e che dovrà avvalersi anche del contributo di tutto le componenti della comunità scolastica». Insomma, promozione, non senza però alcuni distinguo.

Gabriele Sonzogni
Il dirigente dell’Ic di Gambolò Gabriele Sonzogni

«La gestione di molti aspetti organizzativi – prosegue il preside dii Gambolò – viene però affidata all’autonomia delle istituzioni scolastiche, con il conseguente emergere anche dei corrispondenti profili di responsabilità. È quindi auspicabile che le scuole non vengano lasciate sole in questo processo di ripensamento e di concreta attuazione operativa delle necessarie rimodulazioni organizzative che dovranno essere introdotte». Ad esempio, spiega il professor Sonzogni, «emerge chiaramente l’opportunità di disporre da parte degli Istituti di organici ben più potenziati numericamente rispetto ai contingenti attuali, sia per quanto riguarda il personale docente che quello non docente, per gestire con l’adeguata attenzione piccoli gruppi di studenti o per igienizzare con maggiore frequenza i locali scolastici utilizzati. Inoltre preoccupa una considerazione di fondo. Sappiamo come le principali misure di contenimento del contagio si basino, in particolare, sul rispetto di rigide precauzioni a livello di distanziamento sociale. Ora sappiamo bene come la scuola sia forse il contesto a più alto tasso di socialità, di relazionalità e di dinamismo». Per il dirigente lomellino, insomma «soluzioni operative che potrebbero funzionare per ambienti statici o frequentati da soggetti adulti potrebbero non reggere di fronte alla naturale esigenza di relazione e di contatto tra i giovani alunni e di fronte all’alto tasso di dinamismo e di movimento che connota le aule e gli altri ambienti della scuola». Per il dirigente scolastico, inoltre «non pare esclusa la possibilità di una coesistenza tra didattica a distanza e didattica d’aula, con una turnazione di piccoli gruppi di alunni presenti a scuola. Si creerebbe così una disarticolazione del “gruppo-classe”, elemento di compattezza attorno al quale tradizionalmente ruota tutta l’organizzazione scolastica. Ma potrebbero essere scardinati anche altri principi classici della vita in una scuola, come l’ “ora di lezione”, l’ingresso e l’uscita allo stesso orario per tutti gli alunni oppure la condivisione del pasto». In parole povere, secondo il capo d’istituto Robecchi di Gambolò «ci troviamo quindi di fronte non solo a soluzioni e rimodulazioni sul piano tecnico-organizzativo, ma ad un vero e proprio ripensamento culturale e anche educativo. Su questo piano siamo pronti ad accettare la sfida e a cercare di trasformare vincoli e limitazioni in una opportunità di crescita e di responsabilizzazione per i ragazzi e per tutti gli attori che abitano la comunità scolastica».

Massimo Sala

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