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    Nuova PA / Maga (Cisl): «Serve una nuova formazione»

    L’innovazione della Pa non può prescindere dai dipendenti. Elena Maga, segretaria generale Cisl di Pavia, quali sono le principali criticità emerse nel periodo di telelavoro durante il lockdown?

    «Ci sono attività della PA che sono legate alla presenza di uno sportello specifico e a operatori formati per rispondere ai bisogni dell’utenza, che non sempre è in grado attraverso una mail di spiegare in modo esaustivo le proprie esigenze. Il colloquio, le domande poste di persona, gli approfondimenti che ciascun operatore serio può fare allo sportello sono di certo un valido aiuto. A volte i numeri verdi o i numeri telefonici squillano a vuoto o non danno risposte soddisfacenti. Inoltre non tutti gli utenti sono in grado di usare gli strumenti informatici, non hanno dispositivi adeguati, non sanno inviare posta elettronica o allegati, trasformare documenti in Pdf o scannerizzare documenti in loro possesso».

    Quali sono i punti di forza dello smartworking?

    Elena Maga (Cisl Pavia)
    Elena Maga (Cisl Pavia, a destra)

    «Evita gli spostamenti alleggerendo il traffico stradale e i mezzi pubblici, limitando anche l’inquinamento. Produce un risparmio in termini di rimborsi spese per spostamenti, abbonamenti e biglietti ferroviari e di altri mezzi. Consente di conciliare la cura dei figli e dei familiari con il lavoro, in quanto le persone rimangono nel loro domicilio. Riduce i tempi di percorrenza da e per il lavoro, facendo guadagnare tempo libero. Costringe la PA a uno sforzo di adeguamento ai tempi e ai modi di un lavoro più moderno e di una società più evoluta».

    Cosa pensa della volontà del Ministero della PA di arrivare al 60% di personale in smartworking a partire dal gennaio 2021?

    «La percentuale mi sembra molto elevata, anche perché ci sono attività che non possono prescindere dalla presenza di operatori formati e competenti che ricevano fisicamente il pubblico. Manca in quasi tutti i contratti una regolamentazione puntuale del lavoro agile, che fino a oggi ha avuto un carattere marginale, anche perché bisogna avere strumenti di verifica e di misurazione del lavoro svolto, insieme a strumenti che consentano di verificare i tempi di connessione e di disconnessione. Bisogna dettagliare meglio con quali modalità, quali servizi e quali profili saranno interessati dal lavoro agile e quali proseguiranno in presenza».

    Quali sono le competenze che mancano nella PA e come recuperarle?

    «Manca una seria formazione del personale sia operativo sia dei quadri dirigenti perché il lavoro agile richiede competenze operative e organizzative. Come PA in Italia siamo molto arretrati e in un certo senso il Covid-19 ha costretto la PA a misurarsi con un ammodernamento delle proprie modalità operative sempre da conciliare con la funzionalità dei servizi, la non interruzione degli stessi e la soddisfazione degli utenti. Tenendo conto che in Italia la situazione dei collegamenti telematici non è uguale».

    Davide Zardo

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