Povertà Caritas / «Niente retorica davanti ai poveri»

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In occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà di lunedì 17 ottobre, Caritas Italiana ha presentato a Roma il suo 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo “L’anello debole”.

I dati Caritas, in linea con la statistica pubblica, confermano che dal 2020 al 2021 si è registrata una crescita del 7,7% del numero delle persone supportate. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.

Tra gli “anelli deboli”, i giovani risultano essere i più colpiti: dalla povertà ereditaria, che si trasmette “di padre in figlio”; alla povertà educativa, tanto che solo l’8% con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario. Emerge un quadro in cui, ai fattori fondamentali che determinano la trasmissione della povertà, si aggiungono la dimensione psicologica e socio-culturale.

EMERGENZA GIOVANI Ad avvallare la tesi riferita ai giovani, vi è anche un’indagine condotta in 10 paesi europei, con la collaborazione di Caritas Europa e Don Bosco International, avente come obiettivo lo studio della delicata fase di transizione scuola-lavoro di adolescenti intercettati da Caritas. Tra gli ambiti indagati: l’impatto della pandemia sulla vita familiare, personale e la qualità degli studi, le attività di alternanza scuola lavoro, le esperienze vissute di scambio internazionale, il sostegno ricevuto per l’orientamento educativo e lavorativo. Per almeno quattro studenti su cinque, la pandemia ha influito significativamente nella pianificazione del loro futuro, soprattutto in termini negativi.
Come possiamo prenderci cura degli anelli deboli, in modo da evitare rotture e lacerazioni all’interno delle nostre comunità? O meglio ancora, come costruire comunità capaci di includere e non generare scarti?

Don Moreno Locatelli

L’ANALISI L’ultima parte del Rapporto si sofferma sulla situazione e le prospettive delle politiche di contrasto alla povertà, sviluppando una riflessione lungo tre assi: come realizzare buone politiche contro la povertà assoluta; quali interventi pubblici sono adeguati per fronteggiare l’alto rischio di povertà ed esclusione sociale in Italia; quale ruolo la rete delle Caritas può svolgere in uno scenario di politiche pubbliche profondamente mutato negli ultimi anni. La misura di contrasto alla povertà esistente nel nostro Paese, il Reddito di Cittadinanza, raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti (44%) e solamente il 22,3% delle persone che si rivolgono alle Caritas. Accanto alla componente economica dell’aiuto vanno garantiti adeguati processi di inclusione sociale. Per gli operatori e i volontari della Caritas è indispensabile continuare ad andare oltre l’emergenza e lavorare con una visione a lungo termine, attraverso l’esercizio della via della creatività “per essere segni di speranza”.

«Al di là dei dati, delle percentuali, degli aiuti materiali, emerge l’importanza dell’ascolto, dell’incontro, del camminare insieme e soprattutto del costruire insieme nuove opportunità – questo ci ha ricordato Mons. Redaelli, presidente di Caritas Italiana – papa Francesco nel Messaggio per la VI Giornata Mondiale dei Poveri del prossimo 13 novembre ci dice che “davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche”». Raggiungere tutti coloro che sono in povertà non lasciando nessuno scoperto, e dando sostegno per tutto il tempo necessario a migliorarne le condizioni di vita. Un processo non privo di ostacoli che va monitorato costantemente”.

SGUARDO AL FUTURO La prospettiva per gli operatori e i volontari della Caritas è quella di continuare a proporre nuove rotte, nuovi cammini, per andare oltre l’emergenza e lavorare con una visione a lungo termine, attraverso l’esercizio della via della creatività “per essere segni di speranza”; inoltre, sembra auspicabile prevedere sostegni, spazi in cui confrontarsi e una formazione continua per migliorare l’approccio relazionale, per conoscere i fenomeni sociali contemporanei e per disporre di strumenti nell’accompagnamento delle persone nei mondi che attraversano.

Don Moreno

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