Quel che sopravvive della maturità

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Il nastro per terra a delimitare la posizione dei banchi, ognuno a debita distanza. L’assetto dell’aula ricorda la partenza di un gran premio di formula uno più che il setting dell’esame di stato. Al posto dei caschi le mascherine, al posto dei pit stop il cambio di aula dopo ogni candidato, mentre i collaboratori scolastici si affannano al “cambio gomme”, igienizzando banchi, cattedra, penne e computer. La maturità 2020 segna il ritorno tra i banchi di docenti e studenti dopo il lockdown,

una ripartenza un po’ mesta che vede la monoposto della scuola doppiata e buon’ultima tra le priorità del Belpaese.

scuola maturità esame di stato
una commissione presso l’Istituto Casale

OLTRE LA FRONTIERA Sembra di essere in una dimensione parallela, mentre al di fuori del cancello l’assembramento è la norma pur essendo ancora fuori legge, al di qua si snoda una realtà fatta di percorsi obbligati, piani divisi in compartimenti stagni che, abbandonando la metafora motoristica, richiamano alla mente un penitenziario e non di certo una scuola, i cui corridoi sono luogo di scambio per antonomasia. Di solito il mercoledì dell’esame li trova popolati per sei ore di alunni che si dividono tra lo sforzo di produrre il “tema” più bello della loro esistenza, per alcuni l’ultimo testo degno di questo nome che scriveranno, e quello di sopravvivere al caldo dell’estate incipiente. E invece questo strano mercoledì di giugno pioviggina, il cielo è coperto,

sembra inverno quasi che si ripartisse da quella campanella che la mattina del 26 febbraio ha suonato in un atrio desolato.

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un presidente di commissione accoglie una studentessa

CHECK POINT E allora stando attenti a non bagnarsi troppo si fa la fila per pulire le mani, misurare la temperatura – un brivido corre lungo la schiena: sarò respinto? – registrare l’ingresso e accomodarsi in classe col volto coperto. Tra colleghi si scherza, si controlla che il pc e la lim funzionino, si prepara sul desktop la cartella con i file che serviranno per ciascun colloquio; l’elaborato fatto dallo studente e relativo alla o alle materie d’indirizzo, il testo di letteratura italiana da analizzare sul momento, che dev’essere «breve», come puntualizza l’ordinanza ministeriale: avrebbero dovuto dirlo ai romanzieri che, se volevano essere presi in considerazione dalla scuola italiana, avrebbero fatto bene a fare i poeti, meglio se ermetici. Quindi il fatidico «materiale scelto dalla commissione», a partire dal quale il candidato dovrà fare collegamenti, se possibile sensati, tra le diverse discipline

e la relazione dei Pcto, che sarebbe l’alternanza scuola-lavoro, ma il nome era troppo chiaro e nell’era di Ptof, Rav, Dad, Pdp, Pai e Pia era necessario che anche questa espressione trasparente e ribelle cedesse il passo all’opaca congerie acronomicistica.

SALA D’ATTESA Nel frattempo il candidato aspetta. Ne può entrare solo uno per volta, al massimo 15 minuti prima del suo turno e con un solo accompagnatore, ma la maggior parte è da sola. Gli occhi un poco lucidi e le mani che tremano tradiscono l’emozione, accentuata da tre mesi surreali in cui sono passati da immaginare la “Gita della quinta” e valutare a quale open day universitario partecipare a decidere se collegarsi alla videolezione dalla scrivania o dal letto; si tratta di tempo e formazione che gli sono stati sottratti e che nessuno gli restituirà, anzi dovranno essere bravi a colmare da soli questo vuoto in cui forse per la prima volta hanno capito cosa intendeva il professore di storia quando gli spiegava che il progresso non è una linea retta, ma somiglia di più a una funzione sinusoidale con alti e bassi.

NON TUTTO PASSA Così l’esame di stato scorre, gli studenti entrano in scena, presentano, riflettono, argomentano, rispondono, cercano di mettere in luce le loro abilità e di cogliere dagli sguardi più o meno rilassati dei loro prof se tutto sta andando bene, poco per volta si liberano dell’agitazione per indossare l’abito della sicurezza che gli deriva da 13 anni di impegno – oppure quello dell’incertezza se questo non è stato poi così costante – arrivati a cittadinanza riescono addirittura a sorridere. Ringraziano gli insegnanti e si congedano da una pagina della loro storia per passare a un’altra; del resto nella vita come al tempo del coronavirus non si può percorrere a ritroso il percorso dell’andata. Tutto passa… un momento di terrore: sarà sopravvissuta? Un rapido sguardo al materiale di cartoleria fornito alla commissione consente di tirare un sospiro di sollievo.

La ceralacca, dopo la seconda guerra mondiale, il crollo del fascismo e della monarchia, la fine della prima repubblica e la crisi del 2008, è scampata perfino al Sars-CoV-2. Anche quest’anno si potrà chiudere il plico. E andare avanti.

Giuseppe Del Signore

Speciale elezioni Vigevano 2020 - comunali e referendum

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