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martedì, Dicembre 7, 2021
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    HomePrimo pianoRiforma sanitaria lombarda, le opinioni di Rubino e Bellazzi

    Riforma sanitaria lombarda, le opinioni di Rubino e Bellazzi

    Uno sguardo critico alla riforma della sanità lombarda, seguita in questo periodo soprattutto dai medici di famiglia, il cui ruolo sarà di fondamentale importanza nella realizzazione di questa trasformazione sanitaria.

    PROGETTO IN VIA DI SVILUPPO «Stiamo seguendo questa riforma con molta attenzione – dichiara Alessandro Rubino, medico di medicina generale – e secondo me è necessaria essendo che ormai è terminata la sperimentazione della legge 23, una legge che andava ridefinita e aggiustata alla luce di ciò che è successo negli ultimi anni di sperimentazione». Quella del sistema sanitario lombardo si inserisce nel progetto del Pnrr e, pertanto, riprende anche molti di quelli che sono gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In particolare, lo scopo di questa riforma è quello di rivoluzionare la parte territoriale della sanità, nonostante le lacune siano ancora molte. «Manca ancora tutta la parte attuativa – continua Rubino – per ora sono state indicate quelle che sono le basi, sono stati impostati gli ospedali di comunità all’interno di questo progetto, ma bisogna ancora capire chi opererà all’interno delle strutture e come verrà trovato il personale infermieristico e amministrativo».

    MEDICI E TERRITORIO Altra incognita è sicuramente il ruolo che ricopriranno i medici di famiglia all’interno della nuova riforma sanitaria. «Si sta deviando molto l’attenzione su quello che sarà l’inquadramento contrattuale dei medici – afferma Rubino – ma se non decidiamo prima chi fa cosa all’interno delle strutture, l’inquadramento sarà l’ultima cosa di cui preoccuparsi». Inoltre, altro punto da tenere in considerazione è la differenza tra i territori. Il territorio della città metropolitana di Milano è completamente diverso dal territorio della provincia di Pavia, e non sempre centralizzare porta a un aumento della qualità del servizio.

    I NODI DELLA RIFORMA Opinione più critica quella del dottor Luca Bellazzi, il quale vede molti nodi nella riforma sanitaria lombarda. «Questa riforma non è altro che un’ulteriore suddivisione in aziende ospedaliere, e chi fa queste norme non ha idea di cosa sia la medicina territoriale e, soprattutto, di quali siano i problemi dei territori come la provincia di Pavia». L’unico lato positivo secondo Bellazzi è che creando punti di accesso unici, il paziente sarà facilitato e potrà trovare la risposta alle sue domande con meno difficoltà.

    «Tuttavia – continua Bellazzi – creare degli ospedali di comunità non servirà a togliere peso al pronto soccorso come sperato, bensì si arriverà a creare una guardia medica a orario continuato». La priorità, secondo il dottor Bellazzi, è risolvere lacune più gravi come i lunghi tempi d’attesa che ogni volta i pazienti devono aspettare prima di fare un esame specialistico, così come il problema degli accessi in pronto soccorso. Inoltre, con gli ospedali di comunità, i medici di famiglia avranno meno tempo per i propri pazienti.

    Rossana Zorzato

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