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lunedì, Ottobre 26, 2020
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    Scuole e Covid, serve più chiarezza

    A poche settimane dalla riapertura delle scuole, la situazione negli istituti vigevanesi e lomellini deve fare i conti con le disposizioni sanitarie anti-Covid, che da parte delle istituzioni cambiano di giorno in giorno e rischiano di creare confusione.
    All’istituto comprensivo di via Botto il dirigente Pietro Chierichetti è soddisfatto: «Nelle scuole del mio istituto tutto per il momento è sotto controllo e non ci sono state comunicate situazioni tali da richiedere chiusura di classi: le misure adottate hanno garantito il rientro a scuola in sicurezza per tutti e al momento ho visto i ragazzi e i bambini sereni e disponibili ad accettarle, a volte difficili senza dubbio, ma necessarie per vivere la quotidianità scolastica nel suo complesso. Purtroppo negli scorsi giorni sono arrivate informazioni non sempre lineari e in questo scenario si fa molta fatica a dare indicazioni chiare all’utenza. C’è molta ansia da parte di tutti gli operatori e gli utenti del mondo della scuola, ma in questa fase occorre sforzarsi per razionalizzare il più possibile e attenersi alle indicazioni delle autorità sanitarie (Ministero della Salute e ATS) che sono le uniche a poter dire cosa fare e cosa non fare in caso di infezioni da Covid19. Abbiamo fatto molto lavoro e la riorganizzazione di tanti aspetti dell’attività scolastica ha richiesto veramente un grande impegno: devo ringraziare in particolare i miei collaboratori e tutto il personale della mia scuola per la disponibilità dimostrata finora. Auspico che non sia necessario ricorrere a isolamenti di classi o gruppi di classi perché, nonostante siamo pronti ad attivare la Didattica Digitale, i bambini e i ragazzi hanno bisogno di vivere la scuola nel suo complesso come momento di formazione ma anche di socializzazione, di serenità, di gioia e di condivisione. Siamo tuttavia consapevoli che la situazione non è facile e con l’arrivo dell’autunno sarà naturale un incremento dei casi e delle malattie stagionali in genere. Mi sento di dire che sia necessario mantenere un livello di attenzione alto soprattutto fuori dalla scuola: all’interno degli istituti si sono adottati protocolli e misure a iosa, ma spesso poi assistiamo tutti a comportamenti poco responsabili fuori dalla scuola. Quello che si chiede alla scuola di fare dobbiamo chiederlo innanzitutto a noi stessi in un’ottica di co-responsabilità. Infine posso dire che dobbiamo imparare ad accettare questa condizione e dimostrare la necessaria disponibilità ad affrontare quello che accadrà, che dipende da noi solo in parte purtroppo, consapevoli di poter rispondere in modo pronto a eventuali casi senza ansie e con la certezza di avere gli strumenti per poter superare questa emergenza epocale».
    All’istituto comprensivo Robecchi di Gambolò alcune classi sono state messe in quarantena. «Abbiamo avuto un inizio un po’ tormentato – spiega il dirigente scolastico Gabriele Sonzogni – per una “coda” che si è trascinata dal periodo estivo, ma la situazione si è stabilizzata nelle ultime settimane. I protocolli disposti dall’Ats sono in continuo aggiornamento, in un modo fluido che crea dei problemi con le famiglie, le quali devono fare un’auto-dichiarazione in caso di malattia dell’alunno. E non è così scontato, perché al minimo segnale di raffreddore o mal di gola c’è sempre un po’ di riluttanza, anche da parte dei medici. Si allungano i tempi, si crea un “collo di bottiglia” e sempre più ragazzi devono fare il tampone. Insomma, si è tutti un po’ più prudenti».
    La dirigente del comprensivo di via Vittorio Veneto, Lucia Dragotto, riferisce: «Siamo a posto con i protocolli, stiamo rispettando tutte le disposizioni di Ats e abbiamo nominato i nostri referenti. I ragazzi vanno a scuola volentieri e seguono tutte le normative. Mancano ancora dei docenti che saranno nominati a breve, e aspettiamo che l’organico sia completo».
    Situazione tranquilla all’istituto Casale di Vigevano. «Forse è solo questione di fortuna – riferisce la dirigente Elda Frojo, fresca di nomina dopo sei anni al Pollini di Mortara – ma tra gli studenti abbiamo avuto solo due avvisaglie di contagio, e i tamponi sono risultati negativi. Siamo tranquilli e si spera che vada tutto bene, anche se siamo sommersi di burocrazia. Gli spazi sono abbastanza ampi e stiamo lavorando per spostare delle classi numerose. Ora sono tutti in presenza, ma con l’orario definitivo divideremo 6 o 7 classi che andranno in didattica a distanza un giorno alla settimana. Con sette ore di lezione, inoltre, gli studenti faranno anche due intervalli e si organizzeranno con un sistema piuttosto complicato di ordine delle merendine per mangiare al banco, grazie alla presenza di un bar interno alla scuola».
    Anche al liceo Cairoli la situazione è sotto controllo. «Quasi ogni giorno ci sono novità – spiega il preside Alberto Panzarasa – attraverso chiarimenti che arrivano dall’Agenzia per la tutela della salute. Non ci sono classi in quarantena, abbiamo solo messo in isolamento fiduciario alcuni ragazzi che hanno fatto un tampone risultato poi negativo. Insomma, si naviga un po’ a vista».
    Molta incertezza al Caramuel: «C’è una gran confusione, con informazioni contraddittorie – racconta Matteo Loria, dirigente anche degli istituti Roncalli e Castoldi – da parte di enti che dovrebbero invece aiutarci a fare chiarezza. Prendiamo ad esempio i certificati medici: il Ministero dice che ci vogliono, la Regione no. Poi mancano 45 insegnanti, soprattutto per il sostegno di quei ragazzi fragili che proprio in questo periodo avrebbero più bisogno di attenzione. Le nomine dei docenti avrebbero dovuto essere accelerate dalla procedura accentrata, ma così non è stato. In questo modo è difficile anche preparare l’orario delle lezioni. Dal punto di vista sanitario al Roncalli abbiamo avuto un solo studente positivo, e la classe è stata messa in quarantena. Tanti ragazzi che sono stati in contatto con dei soggetti positivi, sono stati messi in quarantena fiduciaria e perderanno delle ore di lezione in presenza, ma recupereranno con la didattica a distanza. Insomma, è una situazione molto difficile da gestire».

    Davide Zardo

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