Le associazioni di categoria sono preoccupate che il procedere della guerra in Ucraina, unito all’inflazione e al persistere della pandemia, possano far entrare l’economia in recessione, col rischio che l’aumento dei prezzi (spinto anche dalla speculazione) porti a un blocco della produzione, tanto agricola quanto industriale. (a cura di Gds, Ig, Ev, Rz)

1GRECHI (CONFARTIGIANATO): «RIALZO PREZZI E CALO CONSUMI POSSONO BLOCCARE LA PRODUZIONE»

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Grechi (presidente di Confartigianato Imprese Lomellina)

Un panorama di incertezze quello che si prospetta in questo clima di guerra, uno scenario fatto di preoccupazioni e di crescente inflazione per aziende e privati. «Abbiamo una dinamica dei prezzi e delle materie prime che è impazzita – dichiara Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina – e non sappiamo fin dove arriverà questo trend al rialzo, che ci impedisce di poter fare dei calcoli economici rispetto alle produzioni». Legata al continuo rincaro delle materie prime, vi è sicuramente la situazione bellica in Ucraina che non fa altro che peggiorare una situazione già di per sé fragile. «L’altra preoccupazione – continua Grechi – riguarda il fatto che uno stato di guerra corrisponde anche a una minor propensione agli acquisti e, di conseguenza, a un calo degli ordini. Allo stesso tempo, anche il conflitto sociale che potrebbe generarsi da questa situazione tiene sicuramente tutti in apprensione. Una dinamica inflattiva così, fa sì che le famiglie tenderanno a non consumare e i salari, già bassi rispetto alla media europea, saranno ancora meno adeguati a sostenere i nostri cittadini». È per questa ragione che si tende a vedere l’emergenza come trasversale e non focalizzata solo su determinati settori. A essere coinvolti, infatti, vi sono anche i cittadini privati, oltre alle imprese del territorio. «Le dinamiche attuali – spiega il presidente di Confartigianato – influiscono sia per chi si orienta alla produzione rivolta all’estero sia per coloro che si rivolgono al mercato interno. Tuttavia è chiaro che vi siano settori che sentono per primi questa situazione come, ad esempio, le imprese che utilizzano le energie più di altri come le lavanderie, oppure coloro che stavano già pensando a degli investimenti, come il settore dell’edilizia. Ora le incognite fanno in modo che ci sia una fase di rallentamento se non di blocco». Aumenti e rincari perciò la fanno da padrone, nonostante vi siano stati interventi e sgravi fiscali anche da parte del governo.

2GREPPI (COLDIRETTI): «NON SOLO INFLAZIONE, UN FORTE PESO LO HA ANCHE LA SPECULAZIONE»

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Greppi (Coldiretti Pavia)

Con lo scoppio della guerra e la crisi energetica i costi produzione dell’agricoltura sono aumentati di almeno un terzo, per un esborso aggiuntivo di 8 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Un boom dei costi che ha messo a rischio il futuro delle coltivazioni e degli allevamenti. E’ quanto denuncia la Coldiretti. «La nostra Organizzazione – sottolinea Stefano Greppi, presidente di Coldiretti Pavia – ha elaborato e presentato al Ministro per le Politiche Agricole Patuanelli un documento per fronteggiare l’emergenza economica ed occupazionale determinata dallo scoppio del conflitto». La guerra – denuncia Coldiretti Pavia – ha provocato un ulteriore balzo in avanti dei costi di produzione, tra i rincari energetici, il blocco dei trasporti e il fermo delle attività produttive. «Ma ci sono stati anche comportamenti protezionistici e speculativi di Paesi ed operatori – sottolinea ancora il presidente di Coldiretti Pavia – che hanno comportato aumenti ingiustificati dai mangimi ai fertilizzanti, per non parlare degli imballaggi, dei trasporti e di tutti gli altri prodotti che incidono su diverse filiere». I costi di produzione, già saliti oltre le soglie di guardia, sono aumentati ulteriormente: si va – denuncia Coldiretti Pavia – dal +170% dei concimi al +80% dell’energia e al +50% dei mangimi. «L’Italia è costretta a importare materie prime agricole dall’estero a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori – aggiunge Rodolfo Mazzucotelli, direttore di Coldiretti Pavia – Si è lasciato campo libero a quelle industrie che per miopia hanno preferito continuare a fare acquisti speculativi all’estero, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti dalla Coldiretti».

3DE CARDENAS (ASSOLOMBARDA):«SUL NOSTRO SITO UN SERVIZIO DI ASSISTENZA PER LE IMPRESE»

Assolombarda - vice presidente de cardenas
il vice presidente di Assolombarda de Cardenas

Assolombarda ha voluto analizzare ed effettuare un bilancio relativo alle criticità che stanno riscontrando le aziende situate in Lombardia e nella provincia di Pavia. Il conflitto tra Ucraina e Russia sta suscitando delle ripercussioni sull’economia italiana e sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese presenti nella regione. «Siamo preoccupati – riferisce Nicola De Cardenas, presidente della sede di Pavia di Assolombarda – perché il conflitto sta avendo un impatto immediato e importante sulle imprese del territorio andando ad aggravare una situazione già molto critica per quanto riguarda energia e materie prime». Secondo i dati raccolti dagli industriali, l’export provinciale verso la Russia vale 40 milioni di euro, con i settori della moda e calzaturiero che risultano essere quelli più esposti. «Ora le aziende si stanno trovando ad affrontare ulteriori, gravi difficoltà – prosegue De Cardenas – per questo motivo, come Assolombarda, ci siamo da subito sentiti in dovere di offrire delle risposte e di fornire supporto nella gestione dell’emergenza e degli effetti della crisi. Abbiamo provveduto ad attivare sul sito web dell’Associazione un desk informativo e di sevizio, dedicato al conflitto tra Russia e Ucraina, che avrà la funzione di dare delle risposte concrete alle nostre imprese». Lo sportello digitale per le aziende si sviluppa in quattro principali aree di interesse. Al loro interno sono presenti tutte le news e le analisi di carattere economico che restituiscono un monitoraggio delle principali notizie sull’impatto che sta suscitando la guerra in Europa centrale. Un’ulteriore sezione è rivolta a supportare le attività sugli effetti dell’emergenza energetica. Assolombarda ha voluto anche aderire al progetto di Caritas Ambrosiana a sostegno della popolazione colpita dal conflitto. Un’iniziativa di solidarietà, alla quale possono partecipare tutte le imprese che lo ritengono opportuno.

4SCARANO (ASCOM): «CONSUMATORI PRUDENTI, SIAMO GIA’ IN UN’ECONOMIA DI GUERRA»

Scarano (presidente Ascom)
Scarano (presidente Ascom)

Come e con quali strumenti l’Ascom di Pavia si sta adoperando per affrontare i grandi problemi legati alla guerra? Ce ne parla Renato Scarano che ne è presidente: «Dopo due anni di pandemia una situazione come quella che stiamo vivendo non ci voleva – dice Scarano – la nostra associazione assieme ad altre presta la massima attenzione a tutto quello che può essere di aiuto, per dare una mano». Ad esempio «sono stati stanziati 4.3 milioni di euro da parte della Camera di commercio da destinare alle aziende in grave difficoltà, si cerca di aiutare le imprese che hanno dipendenti che, se lasciati a casa, andrebbero a creare un ulteriore grande problema. Regione Lombardia ha creato un nuovo bando destinato al Distretto del commercio: è una cosa molto importante, il 50% di quanto erogato sarà a fondo perduto, Vigevano parteciperà e avrà fondi determinanti, questo bando è destinato alle micro e piccole imprese. Siamo coinvolti in un dramma che ci obbliga a far di tutto per limitare i danni legati alle conseguenze che derivano dalla perdita di potere di acquisto dei consumatori». Scarano osserva che «l’inflazione fino a un anno fa era del 2.5%, adesso del 6% che si traduce in una drastica riduzione degli acquisti. I consumatori sono molto più oculati nello spendere e questo atteggiamento non interessa solo i generi alimentari, anche altri settori stanno “soffrendo”, penso all’abbigliamento. E’ evidente che se occorre stare attenti ai soldi che escono per fare la spesa, difficilmente si pensa allo shopping. Parecchi negozi di abbigliamento hanno chiuso». «C’è stato un taglio di 35 centesimi sulla benzina, 10 sul Gpl – continua – non è tanto, ma è un piccolo passo». Infine secondo il presidente Renato Scarano «dobbiamo affrontare tutti insieme questa situazione, deve intervenire anche la Comunità Europea. I settori produttivi con import-export sono fermi. Ci vuole un aiuto più importante da parte delle istituzioni. La gente fa quello che può, sta attenta al centesimo, si sposta in bicicletta: questa è un’economia di guerra».