Un Its per Vigevano e la Lomellina

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Vigevano saprà cogliere la sfida dell’educazione? Il Next Generation Italia e il presidente del Consiglio Mario Draghi hanno messo al centro la transizione ecologica e digitale, che saranno impossibili da perseguire senza lo sviluppo di adeguate competenze tecniche da parte delle generazioni di studenti attuali e future. In questa partita un ruolo fondamentale lo gioca la formazione post-diploma,

non tanto quella universitaria quanto gli Istituti tecnici superiori, scuole che nascono per formare tecnici specializzati e per colmare un vuoto nel sistema educativo.

In Italia mancano percorsi per formare figure professionali che sono fondamentali per lo sviluppo delle aziende, che abbiano competenze specifiche, pratiche e non solo teoriche per il lavoro che saranno chiamate a svolgere. «Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale – ha dichiarato il premier Draghi nel discorso con cui ha chiesto la fiducia al Senato lo scorso 17 febbraio – In questa prospettiva particolare attenzione va riservata agli Its. In Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo».

Osservatorio 19-02 - Mario Draghi
Mario Draghi

È stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale

Ecco perché il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), ha spiegato sempre Draghi, «assegna 1,5 md agli Its, venti volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate».

COSA SONO Gli Its sono istituti scolastici che nascono con una vocazione particolare per il dialogo col mondo del lavoro e delle imprese, non a caso i tassi di occupazione a un anno dal diploma sono superiori all’80%, con punte che raggiungono il 95% in alcuni settori specifici. Per la loro particolare collocazione a cavallo tra più ambiti, si configurano come Fondazioni partecipate da istituti tecnici, aziende, enti locali, università, e propongono percorsi che hanno una durata massima di tre anni per un totale di 1800/2000 ore formative, di cui almeno il 30% sotto forma di stage presso imprese e la maggior parte condotte da docenti che sono esperti provenienti dal mondo del lavoro. Al termine dell’attività didattica si consegue il diploma di tecnico superiore, che corrisponde al quinto livello del Quadro europeo delle qualifiche, quello che segue il titolo delle superiori e precede la laurea triennale.

ITS Lombardia
i vantaggi di un Its (itslombardia.it)

SETTORI Le aree in cui si suddivide l’azione degli Its sono sei: Efficienza energetica, con 15 istituti attivi in Italia e 2 in Lombardia (fonte: Indire), Mobilità sostenibile, 18 e 2, Nuove tecnologie della vita, 8 e 1, Nuove tecnologie per il Made in Italy, 43 e 9, Tecnologie innovative per beni e attività culturali – Turismo, 13 e 3, Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, 10 e 3.

Il Made in Italy si articola a sua volta in Servizi per le imprese (3 in Italia e 1 in Lombardia), Sistema agro-alimentare (17 e 4), Sistema casa (2 e 2), Sistema meccanica (13 e 1), Sistema moda (8 e 1).

In tutto in Regione sono attive 17 fondazioni per un totale di 20 Its, quasi un quinto di quelli presenti nella penisola; è un segnale di quanto sia le istituzioni locali sia le università sia Assolombarda credano nella funzione di queste scuole. Non a caso proprio quest’ultima nel 2016 ha stilato un vademecum per spiegare tutti i passaggi per l’avvio di una Fondazione e dei corsi.

OCCASIONE? La Provincia di Pavia al momento ne ospita uno solo, “Pavia città della formazione”, che propone un percorso relativo al “Sistema casa”. Lo spazio per un altro Istituto c’è, magari con un’attenzione particolare a Meccanica, Moda o Servizi alle imprese, valorizzando anche l’esperienza degli istituti tecnici cittadini, Caramuel e Casale, i quali per troppo tempo, secondo uno stereotipo di fascista memoria, sono stati considerati seconde scelte. Eppure sono scuole tecniche che insistono nel principale bacino industriale del territorio pavese, il quale per rilanciarsi avrà bisogno di competenze nuove e anche, perché no, di persone capaci di volgere lo sguardo in direzioni diverse. Le risorse ci saranno, la volontà politica a livello nazionale è chiara; all’appello manca il territorio, che pure anche in queste pagine manifesta l’intenzione di giocare la partita. E’ vero che le imprese, la scuola e le istituzioni stanno affrontando una pandemia che ne mette in discussione in un caso la sopravvivenza e negli altri l’organizzazione complessiva, ma nella storia le civiltà vittoriose sono quelle che accettano le sfide nei momenti di maggiore pericolo, non quelle che le rinviano. E’ nelle crisi che occorre piantare i semi per la rinascita, prima di essere in ritardo, qualcosa che un territorio che attende infrastrutture banali almeno da trent’anni non può permettersi. La classe dirigente locale, che comprende sia la politica sia l’imprenditoria sia l’area della formazione e della cultura, è chiamata a uscire dalla teoria e dai dibattiti per costruire concretamente il futuro di Vigevano e della Lomellina. Nei prossimi mesi, non anni.

Giuseppe Del Signore

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