Una generazione ai “domiciliari”

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Una cameretta fatta di ansia, malinconia, rabbia, ma anche autolesionismo, tentativi di suicidio, disturbi del comportamento alimentare.

E’ la solitudine alla quale sono stati consegnati gli adolescenti dagli adulti e a cui L’Araldo ha deciso di dedicare un’inchiesta in due puntate,

perché questo è il disagio che esce dalle case di tutta Italia, anche di Vigevano e della Lomellina. Certificato da sempre più studi e osservazioni sul campo: la Fondazione Irccs Mondino di Pavia ha avuto in un anno un aumento del 50% delle richieste di ricovero nel reparto di neuropsichiatria infantile e nei pronto soccorso dell’area sud della Lombardia ha rilevato il 50% degli accessi in più per self cutting e tentati suicidi, un’esplosione dei casi che si colloca in corrispondenza del secondo lockdown, durante il quale gli adulti e i bambini hanno continuato in gran parte a circolare, con le scuole aperte dal nido alla secondaria di primo grado e lo smart working retrocesso a sistema d’emergenza soprattutto nell’ambito del settore privato;

tra le pareti domestiche, da soli, sono rimasti i ragazzi e le ragazze, quelli che più di tutti avrebbero avuto bisogno di essere fuori,

come spiega in una delle interviste che compongono questo approfondimento Francesco Borgatti, direttore di neuropsichiatria infantile al Mondino.

02 PP Giovani e DaD - murales scuola
il murales della scuola “Zanella” di Cavazzale

IL QUADRO Quello che rilevano i professionisti sanitari in Italia è la crescita di tutte le forme di disturbo, dall’autolesionismo alla decisione di togliersi la vita, dal comportamento alimentare alla psicosi, dall’aggressività al ritiro sociale, fino alla dipendenza da internet. Tratti che erano presenti anche nel primo periodo di chiusure, ma

il malessere ora sembra essersi trasformato in patologia

commenta il professor Borgatti. Una prima rilevazione della Fondazione Mondino condotta al termine dell’estate aveva mostrato come il 79% dei 1649 giovani intervistati riscontrasse dei sintomi sotto soglia, che possono essere considerati alla stregua di campanelli d’allarme, di cui il 29% acuti e il 50% già in via di cronicizzazione, vale a dire 1319 soggetti di cui 660 orientati a sviluppare una malattia. Del resto nell’Istituto pavese i casi seguiti sono disparati, c’è chi devasta la propria abitazione, chi ha smesso di mangiare senza che i genitori se ne accorgessero, chi è stato divorato da una situazione familiare di continui litigi vissuta in un appartamento di 80 metri quadri, chi non trova un motivo per dormire,

chi sogna la notte video di menomazioni e deformità scambiati con i compagni durante le ore di Didattica a distanza.

A VIGEVANO Non si tratta di problemi lontani, ma della porta accanto, quando non della nostra. A Vigevano gli studenti dell’Istituto Casale hanno condotto un’indagine anonima all’interno della popolazione scolastica e ne hanno pubblicato i risultati sulla testata digitale dell’Istituto, “Voci di corridoio”; hanno risposto in 175, circa il 21% del totale degli alunni del Casale.

Quando pensa al proprio umore, di questi il 55.4% avverte ansia, il 41.1% agitazione, il 39.4% malinconia, il 36% tristezza, il 34.9% sconforto, il 32% rabbia, il 28.6% indifferenza, la prima emozione positiva è tranquillità per il 26.9% del campione, seguita da felicità (25.7%).

C’è chi va oltre e afferma «voglio esplodere» o aggiunge all’elenco «nervosismo e apatia»; e si tratta delle risposte dei fortunati, perché sempre Borgatti sottolinea che «ha risposto il 21%, quindi possiamo immaginare che sia il quinto più sensibile al tema, sto analizzando “la crema”, chi sta meglio. Se questi sono i risultati di chi se la cava, si immagini la fotografia realistica».

02 PP Giovani e DaD - Ipsos limitazioni tecnologia
La ricerca di Ipsos, Parole O_Stili, Istituto Toniolo

DE-FORMAZIONE Gli altri, i “sommersi”, sono quelli che la Didattica a distanza neppure la seguono o che fingono di farlo, trincerandosi dietro problemi di connessione reali e presunti oppure semplicemente scomparendo dall’oggi al domani, e che restano soli o in compagnia di chi come loro già seguiva controvoglia le lezioni, figuriamoci quelle video e di cui parla la seconda intervista che compone questo approfondimento. Del resto, come ha dichiarato Rosy Russo, presidente dell’associazione “Parole O_stili” che insieme a Ipsos e Istituto Toniolo ha condotto un’altra rilevazione sulla DaD, «il digitale non si improvvisa, richiede educazione e cultura», perché «non c’è apprendimento significativo senza una relazione significativa». E allora quasi tutti durante i collegamenti hanno chattato con i compagni (96%), mangiato (88%), fatto fatica a seguire (65%), ancora di più a inseguire relazioni che si sono spezzate.

Giuseppe Del Signore

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