Vigevano / La congiura di sant’Andrea non è una bella pagina di politica

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Una congiura di palazzo, un documento «sottratto», dei rappresentanti della maggioranza che intervengono per tentare di bloccare il procedimento di un ufficio pubblico, dei consiglieri della coalizione “di governo” che si dimettono e non sentono l’esigenza di spiegare in un comunicato la loro decisione.

Sono alcuni degli ingredienti che segnano il triste epilogo dell’amministrazione guidata dal sindaco Andrea Ceffa (anche in caso di nuovi colpi di scena che prolunghino la consiliatura la crisi resterebbe) e soprattutto scrivono una delle pagine più negative della storia politica cittadina.

I vigevanesi si sono svegliati mercoledì e hanno scoperto che la maggioranza non c’era più senza sapere per quale motivo. Per la maggior parte di loro si è trattato di un fulmine a ciel sereno, di cui non sono ancora chiare le cause, dal momento che i 4 consiglieri dimissionari non hanno dato motivazione (a eccezione di Giulio Onori) della grave situazione che devono avere rilevato se hanno assunto una decisione tanto drastica quanto quella di provocare lo scioglimento del Consiglio:

i cittadini avrebbero diritto di conoscere i problemi che hanno portato alla fine di una maggioranza neppure a metà del suo mandato.

Sia chiaro, si può avere qualunque giudizio sull’amministrazione uscente e la minoranza ne ha più volte espresso uno molto severo, ma qui il nodo è proprio che quel giudizio manca: non c’è traccia nelle cronache degli ultimi mesi di grandi battaglie capaci di provocare la fine di un’esperienza di governo.

Vigevano - cade giunta Ceffa Capelli dimissioni
la lettera “scomparsa” – le dimissioni di Capelli, presentate e protocollate

Sia altrettanto chiaro, la querelle di una lettera protocollata che sparisce da un ufficio comunale e che, nonostante ci sia copia timbrata a testimoniare la consegna, rimane nel limbo per quasi dieci ore, è un fatto di una gravità senza precedenti su cui si dovrà fare chiarezza, mentre per l’intervento di rappresentanti della maggioranza, avvenuto di fronte a diversi testimoni, non c’è bisogno di attendere gli accertamenti per affermare che si tratta di una situazione inaccettabile.

E ora? L’impressione è che tutti navighino a vista. L’opposizione ha colto l’occasione per porre fine all’egemonia della Lega, che durava dal 2010, e sarebbe stato davvero surreale se fosse avvenuto il contrario, ma non sembra che l’orizzonte sia più ampio di così, anche se da mesi si lavora a una candidatura comune d’ispirazione civica. A maggior ragione non è possibile individuare la traiettoria di medio termine delle forze che fino a questa settimana sono state alla guida della città: Fratelli d’Italia potrebbe approfittarne per lanciare la sua “Opa” su Vigevano, sfruttando il consenso nazionale per conquistare la poltrona di sindaco, Forza Italia deve guardarsi dai tanti fuoriusciti che gravitano dentro e fuori dal Terzo Polo (molto attivo in questo frangente), la Lega potrebbe essere di fronte a un colpo ferale, che potrebbe restituirla a una posizione di subalternità oppure potrebbe consentirle di affrontare una nuova traversata nel deserto che, come nella sfida del 2010 Sala-Prati, potrebbe portarla di nuovo a guidare un monocolore o quasi.

Elezioni Vigevano 2020 - passaggio consegne Ceffa Sala

Non sfugge che, al di là del bersaglio manifesto, Andrea Ceffa, ce ne è uno occulto: Andrea Sala, l’ex sindaco e assessore forte della giunta “sfiduciata”, che vede messa in discussione la sua candidatura alle regionali a pochi giorni dal Congresso provinciale e a poche settimane dalla pubblicazione delle liste.

Non è tanto una questione di essere candidato, ma la crisi ducale ne riduce la forza e il venir meno dell’incarico politico lo costringerà a una campagna elettorale in salita, non foss’altro perché gli impedirà di usufruire del congedo lavorativo.

Giuseppe Del Signore

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