Zoom Fatigue: «Online più lavoro per la mente, si perde il non verbale»

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La comunicazione piatta è più faticosa di quella in carne e ossa.

Una percezione che chiunque segua con regolarità videolezioni avverte e che si chiama “Zoom fatigue”, dal nome di una delle più celebri piattaforme per le riunioni online.

«Psicologi e neuropsicologi in tutto il mondo – commenta la neuropsicologa Federica Del Signore – hanno indagato questo fenomeno. In particolare uno studio condotto in Germania ha evidenziato che si manifesterebbe»

con difficoltà di concentrazione, maggiore impazienza e irritabilità, mal di testa, mal di schiena, dolore articolare e addominale

L’affaticamento è dovuto a tutte le dimensioni dell’interazione che i colloqui digitali eliminano, riducendo le risorse disponibili per un passaggio di informazioni efficace. «Buona parte della comunicazione di tutti i giorni è veicolata solo in una piccola parte dalle parole – prosegue Del Signore – una grossa “frazione” dipende dal contesto e dalla comunicazione non verbale. Durante le videolezioni vedo solo il volto del mio interlocutore, per cui la ricchezza espressiva risulta molto ridotta. La mente percepisce questa situazione e cerca di colmare le mancanze, dovendo però dedicare un’attenzione intensa alle parole, l’unico elemento disponibile».

SOVRACCARICO Ma non è l’unico elemento che interviene ad appesantire il lavoro del cervello. «Chi osserva vede il viso in primo piano, che può essere percepito come un segnale invadente, anche un po’ minaccioso, perché la distanza a cui ci appare sullo schermo è irreale, di norma non lasceremmo mai avvicinarsi così tanto un interlocutore. Si tratta di un’altra informazione incongruente con cui la mente deve fare i conti». A cui si aggiunge la cosiddetta “Self view” ovvero il fatto di vedere se stessi in un piccolo quadratino, un elemento che «porta a dedicare molta attenzione a come appariamo, al nostro senso di adeguatezza, anche in maniera inconsapevole, determinando un ulteriore affaticamento».

Ancora, sulle piattaforme si perde del tutto il contatto visivo, fondamentale per indicare interesse e attenzione, perché non è possibile guardare negli occhi l’altro senza paradossalmente “perderlo di vista”: se si fissa la webcam non si può vedere il monitor.

Accanto all’elemento ottico, quello uditivo dal momento che lo scambio digitale prevede uno schema fisso e non spontaneo, una persona che parla e le altre che l’ascoltano, senza potersi scambiare una battuta. «Viene a mancare – conferma la neuropsicologa – l’aspetto emotivo, relazionale, di condivisione».

TROPPI COMPITI Per non parlare dell’illusione di poter fare più cose contemporaneamente. Collegarsi in remoto consente di usare il pc per assolvere ad altre incombenze mentre si ascolta, quando non per scambiarsi messaggi col telefono. «E’ il multitasking. Quanti di noi, studenti o adulti, non si trovano a svolgere in contemporanea altre mansioni?».

Scorrere le pagine social, scrivere mail, chattare, acquistare online… tutto questo frammenta ulteriormente la nostra attenzione

Da ultimo la preferenza per la modalità “Gallery review”, di fatto obbligatoria a scuola, che pone tutti i presenti contemporaneamente visibili, causando un ulteriore carico attentivo, e i problemi di connessione, che «hanno un effetto moltiplicatore».

RIMEDI Se questo è il quadro e visto che della tecnologia non si può fare a meno, quali possono essere le soluzioni? «Innanzitutto – precisa Del Signore – dovrebbero essere studiate alla luce del caso specifico di ogni singola scuola, azienda o istituzione. Su un piano generale si tratta di ridurre il numero a quelle necessarie, evitare di stare online nei giorni in cui si trascorrono diverse ore in questi meeting, eliminare la “Self view” per non essere tentati di guardarci, eliminare il multitasking, prevedere tante brevi pause piuttosto che poche più lunghe, con la possibilità di alzarsi, magari anche affacciarsi alla finestra o, per chi può, in giardino, facendo due passi». E se possibile tornare in classe, ma non a “targhe alterne” e provvisoriamente.

Af

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