La celiachia non è soltanto un’intolleranza alimentare al glutine, ma una vera e propria patologia immuno-mediata che può risultare difficile da riconoscere. A fare chiarezza sulla celiachia è la dottoressa Costanza Alvisi, direttore della Sc di Endoscopia Digestiva Gastroenterologia dell’Ospedale Civile di Vigevano.
PATOLOGIA «La malattia celiaca è scatenata dall’ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti», spiega Alvisi. E se in passato era associata quasi esclusivamente a diarrea, perdita di peso e malassorbimento, oggi il quadro è molto più ampio. «Nell’adulto può presentarsi anche con sintomi cronici non classici, con manifestazioni gastrointestinali minori oppure extra intestinali, fino ad arrivare a forme completamente asintomatiche». E sebbene in Italia il numero dei pazienti effettivamente diagnosticati siano 279.512, circa l’1% della popolazione, le aspettative sono ben diverse. Secondo i dati del Ministero della Salute, i pazienti che non sanno ancora di essere celiaci sono oltre 300mila; mentre quelli realmente attesi sarebbero circa 600mila.
TARDIVITÀ Ed è proprio questo uno degli aspetti che più spesso porta a diagnosi tardive. Tra i segnali meno conosciuti rientrano anemia da carenza di ferro, osteoporosi, carenza di acido folico, amenorrea, poliabortività e ritardi della crescita. «Spesso osserviamo forme silenti sul piano clinico – sottolinea la specialista – Non raramente si associano altre patologie come diabete, artrite reumatoide, alterazioni della tiroide, epatite cronica attiva e dermatite erpetiforme. In alcuni casi la diagnosi arriva attraverso controlli eseguiti su parenti di primo grado di persone già affette da celiachia». Ma una diagnosi mancata o troppo tardiva può avere conseguenze importanti.
I pazienti rischiano di sviluppare complicanze severe della mucosa del piccolo intestino, dalla digiunoileite ulcerativa, fino all’insorgenza di neoplasie come il linfoma non Hodgkin avverte Alvisi.
DIAGNOSI Per questo è bene rivolgersi a uno specialista per una diagnosi precoce in quanto la patologia può comparire a qualsiasi età e, nelle forme pediatriche tardive, spesso i sintomi gastrointestinali sono sfumati. «Nelle forme che esordiscono tardivamente nel bambino, dopo il secondo e terzo anno di vita, la sintomatologia gastroenterica è per lo più sfumata – continua la gastroenterologa – e in genere prevale il ritardo di crescita, dello sviluppo puberale, così come dolori addominali ricorrenti, anemia da carenza di ferro che non risponde alla somministrazione del ferro per via orale». A oggi quindi l’unica terapia efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine, dove devono essere esclusi cereali come grano, orzo, segale, farro e kamut, facendo attenzione anche alle contaminazioni alimentari. «La dieta deve essere seguita per tutta la vita e non può derivare da iniziative personali – ribadisce Alvisi – e la diagnosi nell’adulto avviene attraverso il dosaggio degli anticorpi nel sangue e la gastroscopia con biopsie duodenali, da effettuare però a dieta libera per evitare falsi negativi».
SENSIBILIZZAZIONE Fondamentale infine una corretta informazione. «Diffondere la cultura della malattia è indispensabile sia per ridurre le diagnosi tardive sia per favorire una reale aderenza alla dieta senza glutine». Un aspetto che gli specialisti sottolineano con forza riguarda infatti il rischio di eliminare il glutine senza aver effettuato prima gli accertamenti necessari. «Le diete e i rimedi “fai da te” sono assolutamente sconsigliati – conclude Alvisi – Eliminare il glutine prima degli esami può alterare i risultati e rendere più difficile individuare la patologia. Per questo bisogna sempre rivolgersi a un professionista».
Rossana Zorzato


