La dura vita dei rider, in missione per i nostri pacchi 7 giorni su 7

In bicicletta sette giorni su sette, con turni di 8 e 10 ore al giorno, tra pedalate e lunghe attese fuori dai ristoranti e fast food. Sfiorano veloci, a volte senza destare attenzione, ma se i rider scomparissero, probabilmente in molti si sentirebbero persi. Quelli di Vigevano parlano lingue differenti e al contempo hanno storie diverse da raccontare. Che sia estate, con temperature sopra i 35 gradi, o inverno, la loro routine non cambia. Attraverso apposite app ricevono un ordine di consegna, provvedendo a ritirarlo dal negozio o dal ristorante per poi recapitarlo all’indirizzo dei clienti. E se chi ordina non provvede a effettuare online il pagamento della consegna, hanno anche il compito di riscuotere il corrispettivo. Il tutto in cambio di un compenso che spesso non ripaga l’impegno a svolgere il loro lavoro sia sotto le ore calde dell’estate sia durante il freddo invernale, a prescindere dalle condizioni meteorologiche.

DI CORSA Tra coloro che percorrono le strade di Vigevano c’è anche Brahim Rabii, con lo zaino di un noto marchio sulle spalle, a bordo di una bicicletta elettrica, guadagna quasi 700 euro per un totale di 12 ore di lavoro al giorno: «Non è un mestiere semplice – racconta – sono sempre di corsa, per fare in modo di rispettare gli orari di consegna e ricevere buone recensioni da parte dei clienti. Purtroppo non siamo tutelati e piccoli incidenti possono capitare. Se la mia bici dovesse rompersi durante i miei turni di consegna, l’eventuale riparazione sarebbe a carico mio. Una volta mi hanno pagato con una banconota da 50 euro falsa. I soldi mi bastano a malapena per provvedere alle mie necessità, ma cerco comunque di impegnarsi a svolgere il mio lavoro al massimo delle mie potenzialità. Vorrei essere più tutelato, di sera in inverno le strade sono buie e se dovessi farmi male non sarei coperto da nessuna assicurazione: penso di poter parlare anche a nome di tanti altri miei colleghi che svolgono questo mestiere». In realtà dal 2020 anche i rider sono soggetti a copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, che sia in caso di lavoro autonomo sia in caso di rapporto di dipendenza sia in caso di collaborazione organizzata dal committente (le piattaforme digitali) è a carico di quest’ultimo. In caso di infortunio si ha diritto a indennità per i giorni di stop, pagamento per danni permanenti, cure mediche gratuite, riconoscimento delle malattie professionali (occorre andare al pronto soccorso e far certificare l’infortunio avvenuto sul lavoro).

ORARI POCO FLESSIBILI A correre contro il tempo è anche Omar, 40 anni, rider dal 2021, anche lui costretto da 4 anni a fare i conti con «un’attività stancante – spiega – e logorante. Dovrei fare 15 ore alla settimana, ma mi chiedono di dare una disponibilità di 30 ore, così diventa poco flessibile. Guadagno 800 euro al mese, per fortuna la mia ragazza mi aiuta a pagare l’affitto, altrimenti mi troverei in seria difficoltà. Ho inviato tanti curriculum in giro, per dieci anni ho fatto l’operaio, in una ditta di Milano che ha chiuso i battenti nel 2020. Per questo mi sono dovuto adattare a fare le consegne. Mi trovo in difficoltà con gli orari, per motivi economici vorrei tanto fare un secondo lavoro, ma sarebbe troppo difficile far conciliare gli orari. Certo non è tutto negativo. Si è sempre a contatto con le persone. Quando consegni il cibo a qualcuno, e vedi che è felice, senti la voglia di portarglielo di nuovo il giorno dopo. Crei una sorta di amicizia».

Quando li conosci, gli porti il cibo tre, quattro volte, non è più un servizio: si diventa quasi amici, scambiando idee.

UNA SCELTA NECESSARIA Non manca però chi accetta di fare il fattorino per potersi costruire un futuro. Mirko Bruno, 27 anni, è iscritto a Economia a Milano e vuole diventare commercialista. Ha deciso di entrare nel mondo del delivery per provare a coprire almeno una parte delle spese che deve sostenere da studente: «Ho deciso di fare questo lavoro per pagarmi gli studi. Quello che mi ispirava in questa attività era il fatto di fare movimento: a volte anche troppo, quando hai turni da quattro ore la fatica alle gambe la senti. Ripaga però la stanchezza l’idea di mettersi un po’ al servizio degli altri».

Edoardo Varese

Le ultime

Vigevano, viola gli arresti domiciliari: trasferito in carcere

Dagli arresti domiciliari al carcere per aver violato le...

Gropello, viola il divieto di avvicinamento all’ex compagna: arrestato

Ha violato il divieto di avvicinamento all’ex compagna, per...

L’assemblea pubblica… non è per tutti

Questa pagina non esisteva. Non era prevista nel “timone”,...

Vigevano, «sull’ospedale solo spot elettorale»

Di fronte all'ennesimo campanello d'allarme sul futuro dell'ospedale civile...

Login