Protesta degli agricoltori, Malavasi: «Continueremo a scendere in piazza»

Agricoltori contro, ma capaci di far capitolare l’Ue. I trattori scesi in piazza in tutta Italia sono critici anche verso le associazioni di categoria, come Coldiretti e Confagricoltura. «Continueremo a scendere in piazza – spiega Viller Malavasi, a capo del Copoi Emilia Romagna, una delle associazioni che guidano la protesta – anche nei prossimi giorni, con la bandiera italiana. Non vogliamo bandiere di partito e delle associazioni. Ci chiediamo anche perché Coldiretti vada a manifestare a Bruxelles e non venga con noi, che protestiamo in maniera lecita, legale ed educata». Insomma il movimento, che è già stato ribattezzato “dei trattori”, non fa sconti.  

LE RICHIESTE Tra le altre richieste degli italiani ci sono alcuni che li accomunano agli agricoltori europei. Spiega Malavasi: «La transizione ecologica non può e non deve pesare in modo drammatico sugli agricoltori. La strategia “Farm to Fork” deve necessariamente tenere conto delle esigenze produttive degli agricoltori. Oggi i fitofarmaci ci consentono di salvare la produzione contro i parassiti che distruggono le piante. Nei paesi extra Ue li utilizzano, noi dobbiamo arrivare in modo graduale alla loro abolizione. Non possiamo farlo di colpo. Vanno rivisti anche gli accordi bilaterali con i vari paesi extra Ue». Il messaggio è stato recepito, visto che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea a caccia di consensi per un secondo mandato, ha immolato alla protesta una parte significativa di quello European Green Deal che era il suo principale lascito politico: ritirato il testo sull’abolizione dei fitofarmaci (a onor del vero già bloccato all’Europarlamento), deregolamentazione degli Ogm e altre concessioni al settore agricolo. 

FRONTE INTERNO «Si deve dare priorità ai prodotti italiani. Da noi una pera costa 70 centesimi, mentre i prodotti che arrivano dall’estero possono costare 30 centesimi. Vanno messi dei limiti anche attraverso i dazi, perché i prezzi devono essere equi. Gli accordi devono essere necessariamente rivisitati e rinegoziati, dando priorità nei mercati ai prodotti italiani (confermando così quella “sovranità” di cui il nostro ministro Lollobrigida si vanta). Necessita rivedere le direttive che prevedono la cessazione, entro il 2026, di tutte le agevolazioni sul gasolio agricolo». Alcune direttive a tutela in Ue ci sono già, ma l’Italia secondo gli agricoltori non le ha recepite. E in questo ci vedono anche l’eccessiva morbidezza delle associazioni di categoria, da cui non si sono sentiti tutelati 

LE ASSOCIAZIONI Lo stesso fronte degli agricoltori appare alquanto diviso. Se in Italia addirittura le sedi della Coldiretti sono state prese di mira dai manifestanti, a Bruxelles sono tutti schierati. Coldiretti Pavia nella polemica non entra («Preferiamo parlare di questioni concrete»), mentre Confagricoltura rimanda le accuse al mittente. «In questo momento – dice il direttore Alberto Lasagna – c’è una protesta e quando è civile è legittima, noi la rispettiamo sempre. In questi giorni abbiamo in programma un consiglio per discutere di questi temi».

Noi su questa Pac da sempre abbiamo sollevato molte perplessità. Ancora a novembre abbiamo fatto cinque incontri territoriali sul tema. A Pavia c’è un malessere diffuso. Avremo un’assemblea di Confagricoltura il 26 nella quale discuteremo di questi temi.

LA DIFESA In merito alle proteste la Cia provinciale rimanda al mittente le accuse. «Il nostro presidente nazionale – spiega il referente pavese Carlo Alberto Zucchella – ci ha radunato in una direzione per fare il punto della situazione. Quelli che protestano sono agricoltori che comunque sono iscritti alle associazioni di categoria, che queste non siano presenti non è vero. Io posso parlare per la mia e noi rivendichiamo che già da novembre 2022 ci siamo mossi, attraverso l’organizzazione del raduno di Roma di ottobre. Abbiamo più volte segnalato ai governi una situazione che da anni è diventata difficoltosa. Le proteste in questo caso diventano anche strumentali».  

Andrea Ballone 

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