Protesta dei trattori / «I campi sono nostri, decidiamo noi»

Preoccupazione da un lato, ma dall’altro l’esigenza e la richiesta di vedere tutelato e riconosciuto il frutto del proprio lavoro. Anche tra gli agricoltori della Lomellina si registra il desiderio di «vivere e poter lavorare con ciò che guadagniamo – tuona Cesare Bazzano, agricoltore dell’azienda “I Dossi” di Remondò – e innovare le nostre attività in modo da inquinare meno, garantire prodotti di qualità, sebbene spesso non godiamo di bella reputazione davanti agli occhi della gente».

RICHIESTE Nell’occhio del ciclone la Politica agricola comune (Pac) che «non ci consente di gestire i nostri campi in autonomia. Secondo l’Unione Europea, se quest’anno semino il mais, nel 2025 devo seminare qualcos’altro, perché devo fare la rotazione. Ma spetta solo a noi capire cosa coltivare nei nostri terreni, non qualcuno di esterno che non sa praticamente nulla di come funzioni l’agricoltura. Il campo è mio, non dell’Europa. Adesso l’attenzione è focalizzata sulla farina di grilli e sulla carne sintetica. I nostri prodotti purtroppo è da anni che non vengono adeguatamente ripagati».

PIU’ TUTELE Con i costi delle aziende saliti alle stelle gli agricoltori temono di essere entrati in un vero e proprio circolo vizioso: «Io lavoro nell’ambito allevatoriale – commenta Alessandra Ubezio, dell’azienda suinicola San Michele di Cassolnovo – ma anche il mio settore è all’estremo, non riceviamo sussidi e non siamo più nelle possibilità di andare avanti senza ricevere risposte adeguate, la peste suina ci ha messi in ginocchio. Le norme green della politica europea in primis non tutelano il made in Italy, in secondo luogo non faranno altro che rendere il settore agroalimentare meno competitivo rispetto a quello di altri Paesi».

COSTI INSOSTENIBILI Tanta rabbia:

«C’è la forbice dei prezzi e dei costi – fa sapere un agricoltore lomellino – il settore primario deve far fronte a costi elevatissimi, a differenza del secondario e del terziario. Senza contare che da Bruxelles si prendono decisioni senza guardare le conformazioni dei singoli territori. La Lomellina è fisiologicamente un territorio in cui si coltiva e si semina riso e deve rimanere questa la coltura da portare avanti».

A preoccupare anche il fatto «l’importazione di prodotti low cost, senza che si abbia adeguata sicurezza su origine e provenienza. Ci apriamo alla concorrenza sleale e all’arrivo di prodotti senza controlli di qualità. Tutto ciò a noi non sta bene».

Edoardo Varese

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