Il sogno più grande: non provare più dolore

«Non ho più nulla, mi sono ritrovato costretto ad arrangiarmi per conto mio». Arriva Natale, arriva il periodo di pensare ai regali e al cenone. Ciò che invece desidera Alessandro Barbieri, 55enne che da cinque anni si è ritrovato a essere un senzatetto, è ricominciare a vivere. «Le notti le trascorro dormendo in pronto soccorso – racconta – perché non ho altri posti in cui stare e nessuno che mi possa ospitare. Ero sposato e ho una figlia, ma a causa di una serie infinita di problemi economici mi sono ritrovato senza avere più nulla. Da quando non ho più avuto una casa e un posto fisso in cui alloggiare, ho dovuto imparare a cavarmela da solo e a contare unicamente sulle mie forze». Alessandro Barbieri non vuole, nonostante tutto, perdere la speranza per il futuro e per un possibile riscatto.

TESTIMONIANZA «Non ho avuto modo di portare avanti gli studi – ricorda – ho iniziato a lavorare a partire da quando ho compiuto 15 anni, per aiutare i miei genitori. Purtroppo non ho mai attraversato dei periodi semplici a livello economico. Mio padre mi ha insegnato a tagliare il legno, a riparare le scarpe e a fare in tutto e per tutto l’artigiano. Malgrado ciò, la mancanza di un titolo effettivo non mi ha certo aiutato. Ho cambiato mansioni più e più volte, adattandomi a svolgere vari tipi di impieghi». Lavori instabili, poco retribuiti, a cui si aggiunge la qualsiasi mancanza di reddito. «La mia ex moglie quando mi ha conosciuto apprezzava la mia determinazione e il mio saper rimboccarmi le maniche in ogni situazione. Ho avuto una figlia, fino a quando non sono più riuscito a trasmettere a lei alla mia ex moglie adeguata sicurezza. Mi sono allontanato, pur non avendo più nulla o nessuno su cui poter contare, se non me stesso». Sperare nel prossimo, fare del bene per riceverne a propria volta: a volte, tutto ciò, non è così scontato che possa verificarsi.

MALE PEGGIORE «La notte mi sistemo in pronto soccorso a Vigevano: rimanere in strada tutto il tempo con questo freddo non è facile. Anche psicologicamente, farmi vedere in questa situazione, non è facile da accettare. Capita, anche se di raro, che qualcuno si avvicini a me per chiedermi se ho bisogno di aiuto. Vorrei tanto non essere considerato un peso, non essere visto come una persona da evitare». La solitudine, un nemico contro cui si ha la sensazione di partire sconfitti in partenza. «Ho paura perché non so cosa mi possa riservare il futuro. Riuscire a sopravvivere per me rappresenta una lotta quotidiana. Vorrei tanto poterlo evitare, trovare una sistemazione e riuscire a riprendere in mano la mia vita. In primis, vorrei ritrovare fiducia e voglia di guardare avanti, per quanto sia difficile, intendo pensare che tutto si possa affrontare nella vita. Ho già sofferto parecchio, fin troppo. Se dovessi esprimere un desiderio, sarebbe proprio questo: non provare più dolore».

Edoardo Varese

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