Il Vescovo: «La bufera è anche occasione di solidarietà»

Davanti a questi fenomeni si resta colpiti per la straordinarietà degli eventi, per il senso di timore e di stupore che questi eventi provocano e che vanno a toccare la mentalità di fondo che è quella che l’uomo è padrone del mondo, fa del mondo quello che vuole. Una delle caratteristiche della cultura contemporanea è quella degli “arrabbiati”: gli uomini sono arrabbiati perché vogliono nella consuetudine della vita qualcosa che a loro dia benessere, perciò si arrabbiano contro quello che non è secondo le loro attese. Tutto è riconducibile all’onnipotenza dell’uomo che questi eventi smentiscono. Inoltre, in situazioni come quella vissuta, si vengono a determinare delle condizioni per cui si facilita l’aiuto vicendevole, un volontariato spontaneo di aiuto abbastanza frequente.
Un’altra riflessione è che dobbiamo imparare anche che l’approccio alla vita che noi abbiamo deve essere da un lato più attento alla responsabilità di quando si fanno, si gestiscono e si mantengono le strutture, a prevedere sempre dei rischi che non appaiono immediatamente, ma che possono statisticamente essere presenti.

Un’altra cosa è imparare a capire, bisogna però guardare negli occhi gli altri e cercare insieme dei comportamenti di condivisione di corresponsabilità che portano all’elaborazione voluta e responsabile: purtroppo ormai abbiamo smarrito il fondamento della democrazia, cioè la responsabilità per il bene comune che è compito di ciascuno, mentre l’uomo contemporaneo oggi lo percepisce come una specie di automatismo della macchina statale o della tecnica.
Un primo passo sarà quello di fare una valutazione complessiva sul territorio di quello che è successo, con una particolare attenzione alle situazioni di alcune famiglie povere, anche se hanno avuto pochi danni dal punto di vista economico risultano per loro terribilmente importanti rispetto ad altre situazioni le quali, seppur con danni più grossi, sono economicamente e finanziariamente più sopportabili. Un secondo passo è quello di individuare in queste situazioni quali sono le condizioni di strutture dedicate al bene comune che hanno bisogno di intervento pubblico e di interventi di solidarietà maggiore. Alla luce di questo sarebbe importante spingere e stimolare, non soltanto a chi compete, a rimediare i danni, ma anche a incentivare una solidarietà che attivi il desiderio di aiutare, per restituire alla collettività un regime di vita migliore: suscitare una reazione non solo di stupore, ma pure di corresponsabilità e di solidarietà anche economicamente concreta davanti a situazioni di prova come questa.

+ Maurizio Gervasoni, vescovo

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